Tasse

Evasione di sopravvivenza, la storia dell'agente di commercio Michele

Deve scegliere se pagare i debiti con Equitalia o le spese di casa

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Michele ha 49 anni, da 30 fa l’agente di commercio nel settore alimentare in Veneto; ha una moglie e tre figli «che sono la gioia della mia vita, ma anche un costo». Fino al 2000 l’esistenza gli ha sorriso, il lavoro era promettente, riusciva a mettere da parte un po’ di soldi. «Poi ho bruciato 25 milioni di lire come anticipo per l’acquisto di una casa che non è andato in porto, e da allora» racconta «sono cominciati i miei problemi. Abbiamo stretto la cinghia e siamo riusciti ad andare avanti, ma nel 2006 la crisi ha cominciato a mordere ed è diventato faticoso pagare le tasse» ammette Michele, che in pochi anni ha accumulato un debito di 20 mila euro con l’Agenzia delle entrate. «Sono riuscito a rateizzare il debito fiscale con bollettini da 280 euro mensili, ma se non ci fosse mia moglie che porta a casa ogni mese 500 euro con un lavoretto part time, non so come potrei andare avanti» dice Michele, confessando che «purtroppo qualche volta non riesco a pagare la rata a Equitalia perché altrimenti non potrei versare i soldi dell’affitto. In settembre dovrò comprare i libri per le mie figlie, e di sicuro la rata delle tasse salterà ».

Insomma, Michele confessa di essere uno degli «evasori per sopravvivenza» di cui parla il viceministro per l’Economia Stefano Fassina, e spiega (numeri alla mano) perché si trova in questa situazione: «Guadagno 4 mila euro lordi al mese, che al netto diventano quasi la metà: ma ogni 30 giorni devo pagare 650 euro d’affitto, più 600 euro di gasolio, perché con il mio lavoro faccio dai 60 ai 70 mila chilometri l’anno, e altri 280 di arretrati al fisco: grazie al part time di mia moglie, ci restano giusto un migliaio di euro per campare in quattro». Per un rappresentante l’auto è uno strumento di lavoro fondamentale. Ma anche una spesa: «Prima la cambiavo ogni tre anni, oggi ho una Fiat Croma che ormai ha 7 anni e spero che tenga ancora per un anno» dice Michele, che prima riusciva a raggranellare qualche soldo in più vendendo, oltre ai prodotti dell’azienda per cui lavora, quelli di piccole imprese che gli davano una provvigione in nero. Ma oggi non è più possibile.

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