Speed MI Up, i bocconiani cosa ne pensano?

E cosí, dopo tanta attesa e con un po’ di sorpresa, Speed MI Up, l’incubatore dell’Universitá Bocconi creato in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e il Comune di Milano, é stato inaugurato. Due ampie …Leggi tutto

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Foto Massimiliano Stucchi - Milano 28/01/2013 - Conferenza Stampa " Speed MI UP Officina di Imprese e Professioni "

Speaker presentazione Speed MI Up

Conferenza Stampa Speed MI Up. Da sin. Sironi, Meomartini, Tajani, Chevallard e Pavesi.

E cosí, dopo tanta attesa e con un po’ di sorpresa, Speed MI Up, l’incubatore dell’Universitá Bocconi creato in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e il Comune di Milano, é stato inaugurato.

Due ampie stanze in Via Gobbi con parquet luccicante, insieme ad altre tre sedi sparse per Milano, ospiteranno le prime dieci startup e i primi venti professionisti che, selezionati nei due bandi annuali,  rimarranno ospiti dell’Hub per ventiquattro mesi. Saranno messi a disposizione dei partecipanti percorsi di formazione, di tutoring, finanziamenti agevolati e advisory board dedicati ad ogni singola startup, insieme agli spazi fisici e ad un’innovativa segreteria virtuale.

Il popolo bocconiano aspettava con ansia lo step che avrebbe permesso alla prestigiosa universitá italiana di poter competere a livello internazionale con le altre business school anche sotto l’aspetto della formazione e dell’affiancamento imprenditoriale:”Questo é  davvero un importante passo per la nostra universitá e per il panorama economico milanese in generale, che ci carica di entusiasmo” dice Mattia, startupper ed alumnus dell’universitá di Via Sarfatti 25.

Parlando con altri colleghi bocconiani, ci sono diversi suggerimenti che emergono dopo la conferenza stampa. Innanzitutto, sarebbe importante poter sfruttare le forti partnership accademiche dell’ateneo, ad esempio con la catalana Esade o la parigina Hec, per creare un “exchange entrepreneurial program” che, simile al piú noto erasmus accademico, permetta agli startupper dello Speed MI Up di trascorrere sei mesi o, meglio ancora, un anno, negli incubatori delle universitá alleate e, viceversa, consenta agli imprenditori di tali acceleratori di trasferirsi a Milano per lo stesso periodo, cosí da influenzare ed essere a loro volta contaminati da idee e competenze internazionali ed avere la possibilitá di capire meglio le dinamiche di un mercato estero.

E’ importante che, nonostante l’indiscutibile importanza delle istituzioni coinvolte nel programma, che vi apportano professionalitá ed esperienza, ci sia comunque un forte approccio giovanile. Spesso all’estero gli incubatori vengono gestiti interamente da nostri coetanei che hanno una capacitá straordinaria di fiutare le tendenze riguardanti l’innovazione e le esigenze imprenditoriali. Sarebbe bello che, tra coloro che si occuperanno della direzione e gestione di Speed MI Up, ci fosse anche un gruppo di giovanissimi aspiranti imprenditori che possano aiutare nell’organizzazione di contest, workshop e perché no, anche nella selezione delle startup partecipanti.

Presentazione Speed MI Up

Non tutti possono accedere al programma d’incubazione, anzi, c’é un rigido processo di selezione, che guarda, tra i vari aspetti, all’eterogeneitá del team, cioé a quanto le competenze dei componenti ricoprano diverse aree. Opinione generale che é emersa piú volte ieri tra i pareri ascoltati é che ci vorrebbe una collaborazione tra un’universitá economica e una tecnica, al fine di dare la possibilitá a tutti coloro che hanno un’idea innovativa di metterla in pratica. Si potrebbero dunque organizzare una serie di eventi non solo istituzionali, ma anche informali, prendendo spunto dagli innumerevoli momenti d’incontro oltreoceano, che incentivino la contaminazione e il supporto tra ingegneri ed economisti. Potrebbe essere costruttivo, ad esempio, fissare un aperitivo mensile che riunisca le startup incubate in Bocconi e nei Politecnici di Milano e Torino, permettendo ai giovani di formare una fitta e solida rete di contatti e amicizie da rispolverare nel fatidico momento in cui si ha bisogno di un consiglio che puó essere decisivo per l’evoluzione o la disfatta della propria impresa e che, magari, puó sancire la nascita di un’altra startup ancora.

Altro criterio selettivo é il possesso di una laurea, almeno triennale. Questo suscita qualche perplessitá tra i numerosi aspiranti imprenditori ventenni che dovranno rimandare di qualche anno la possibilitá di entrare a far parte dell’acceleratore. Positivo peró é il tetto massimo posto a 35 anni d’etá per poter essere presi in considerazione, al fine di favorire l’intraprendenza dei giovani.

Vengono dati punti aggiuntivi per la selezione ai team con una prevalenza femminile, perció ragazze ora non abbiamo davvero piú scuse, questo é una buon incentivo per unire le forze e lanciarsi in quest’esperienza.

La presenza dei liberi professionisti divide in due le opinioni: chi molto favorevole, perché ritiene che sia importante includere nel programma figure di tale rilievo per la cultura professionale italiana e che queste possano essere di aiuto alle startup stesse e chi, invece, contrario, perché vede in questo la possibilitá negata ad altri startupper.

Insomma, bocconiani, non bocconiani, italiani e stranieri, se avete un’idea che puó conquistare i territori oltralpe, rivoluzionare il globo terrestre e creare occupazione, é il momento di mettersi a capofitto sul business plan (lavoro che non si sbriga proprio in mezz’ora), esercitarsi a piú non posso per registrare il video di tre minuti con il pitch, ripetendolo a tutti gli amici e conoscenti che vi incroceranno nei prossimi giorni, e aggiornare il cv, che sará sicuramente giá pronto sul vostro desktop… perció speed you up, il bando scade tra due mesi!

 

 

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