Economia

Spread sotto i 100 punti, i vantaggi per l'Italia

I benefici per le casse dello stato generati dal calo dei rendimenti dei Buoni del Tesoro

Sotto la soglia dei 100 punti base, che corrispondono a meno dell'1%. E' il livello toccato oggi dallo spread Btp/Bund, il differenziale di rendimento tra i Buoni del Tesoro italiani con scadenza a 10 anni e i titoli di stato tedeschi di uguale durata. La discesa dello spread, tornato ai valori di 5 anni fa, è senza dubbio una buona notizia per il nostro paese, che risparmierà un bel po' di miliardi d'interessi sul debito pubblico.


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A ben guardare, più che il differenziale con i titoli tedeschi, ciò che conta è il rendimento in valori assoluti dei nostri Buoni del Tesoro che, negli ultimi mesi, si è progressivamente ridotto facendo appunto calare anche lo spread. Sui Btp decennali, per esempio, oggi l'Italia paga un interesse di appena l'1,36% lordo, contro il 3,4% di un anno fa. Nei prossimi mesi, ogni volta che emetterà nuovi titoli di stato per finanziare il debito, il Tesoro italiano dovrà dunque offrire degli interessi più bassi rispetto a quelli che pagava in passato. Ma quanto risparmieranno, nel complesso, le casse dello stato? Per capirlo, bisogna innanzitutto andare a vedere quanti Buoni del Tesoro saranno collocati sul mercato nel corso del 2015.


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Da qui a dicembre, per esempio, ci sono circa 110 miliardi di euro di Bot (Buoni Ordinari del Tesoro) che arrivano alla scadenza e dovranno essere rimpiazzati con nuovi titoli. Attualmente, il Bot a 12 mesi rende poco più dello 0,2% all'anno. Se gli interessi rimarranno fermi su questi livelli fino alla fine del 2015, la somma che lo stato dovrà sborsare complessivamente per remunerare tutti i titoli di nuova emissione sarà di poco superiore ai 200 milioni di euro. Se il rendimento del Bot fosse ancora ai livelli registrati l'anno scorso, cioè attorno allo 0,65%, il Tesoro dovrebbe invece pagare circa 500 milioni di euro in più, per un totale di oltre 700 milioni. Se il tasso dei Bot fosse quello toccato nel 2011, nei momenti peggiori della crisi di Eurolandia (cioè al 3%), l'onere per lo stato in termini di interessi sarebbe addirittura di 3 miliardi.


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Entro la fine del 2015, andranno in scadenza anche 110 miliardi di Btp (Buoni del Tesoro Poliennali), con durata compresa tra 3 e 10 anni. Attualmente, questi titoli rendono tra lo 0,7 e l'1,3% lordo su base annua. Nell'ipotesi che i loro valori rimangano stabili pure nei prossimi mesi, i vecchi titoli verranno rimpiazzati con nuove emissioni che costano non più di 1-1,5 miliardi di euro di interessi. Se i rendimenti fossero ancora ai livelli del 2014 (cioè tra l'1,4 e il 3,4%%), l'onere per lo stato sarebbe pari ad almeno il doppio, corrispondente a 2-3 miliardi di euro. Se invece i tassi dei Btp fossero ancora gli stessi del 2011, cioè compresi tra il 6 e il 7,5%, lo stato dovrebbe versare 6 o 7 miliardi di interessi in più rispetto a quanto paga oggi. Il copione si ripete per le altre categorie di titoli di stato come i Cct e i Ctz, che verranno collocati entro la fine dell'anno per un quantitativo di oltre 55 miliardi di euro, a tassi ben inferiori a quelli precedenti.


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Tirando le somme, grazie alla discesa dello spread lo stato italiano potrebbe risparmiare almeno 3-4 miliardi di euro rispetto all'anno scorso e oltre 10 miliardi rispetto all'anno nero della crisi di Eurolandia, cioè il 2011. Si tratta di cifre che valgono quasi quanto mezza manovra economica e più del fantomatico piano di revisione della spesa (spending review) più volte annunciato dal governo.

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