Soldi

Soldi e finanza: quattro miti da sfatare

Pianificare il budget non aiuta a risparmiare, studiare tanto non sempre è utile, con un aumento di stipendio non si comprano né benessere né felicità

(Credits: Robertus Pudyanto/Getty Images)

I soldi regalano la felicità, e studiando sarà più facile assicurarsi stipendi alti. Risparmiare è saggio perché ci permetterà di affrontare meglio gli imprevisti degli anni della pensione. Il livello di benessere percepito è direttamente proporzionale agli zeri dello stipendio. Sono questi alcuni dei "miti finanziari" di cui siamo inevitabilmente vittime, solo perché ce li hanno ripetuti, e confermati, con anni di studi e ricerche.

Ebbene, gli analisti del terzo millennio sono convinti che sia tutto falso. O meglio, che quattro dei miti più gettonati siano, di fatto, privi di fondamento. Vediamo perché.

1) Pianificare con cura il proprio budget è il modo migliore per risparmiare
Una ricerca portata a termine da poco da due università statunitensi dimostra esattamente il contrario. Ovvero che chi gestisce i propri acquisti ponendosi precisi limiti di spesa, spesso si ritrova a spendere fino al 50% in più per singolo oggetto rispetto a chi non si auto impone vincoli. Per un motivo molto semplice: una volta definito il budget, le famiglie tendono a cercare il divano, il vestito, o la lavatrice che hanno deciso di acquistare tra oggetti il cui prezzo si avvicina al limite stabilito, quindi sono meno indotti a cercare le offerte che, invece, permetterebbero loro di risparmiare ancora di più.
Ecco perché i ricercatori statunitensi raccomandano di elaborare "budget aggregati", che diano loro maggiore flessibilità nella gestione delle risorse allocate per ogni capitolo di spesa, evitando così di rimanere vittime dell'eccessivo controllo.

2) Il livello di benessere è direttamente proporzionale allo stipendio
Questo perché, in teoria, più si guadagna più si spende. Ecco, in teoria. Perché aumenti straordinari della quantità di denaro di cui si può disporre, legati ad un incremento considerevole, ma magari temporaneo, del salario, a un'indennità, o anche a una vincita algioco, nella maggior parte dei casi portano chi li incassa alla bancarotta. Per l'incapacità di sviluppare in poco tempo nuove abitudini di spesa ragionevolmente allineate al nuovo regime di guadagni.

3) Il livello di istruzione è direttamente proporzionale ai salari
I ricercatori della Georgtown University hanno calcolato che i laureati guadagnano in media un milione di dollari in più rispetto ai diplomati, nell'arco di un'intera vita naturalmente. E per chi raggiunge livelli di istruzione più elevati, la differenza diventa ancora più netta, e in certi casi raddoppia.
Tuttavia, lo stesso gruppo di esperti si è accorto che esistono delle eccezioni. Perché in talune professioni lo stipendio non cambia in relazione al titolo di studio. Quindi insomma, prima di investire troppo in istruzione, sarebbe opportuno chiarirsi le idee su ciò che si vorrà diventare "da grandi".

4) Il denaro non compra la felicità
Anche se non sono in tanti a credere che questo assunto sia vero, gli studi più recenti pubblicati dall'Università di Princeton sostengono che quando gli aumenti di stipendio non sono esagerati, si traducono in un incremento equivalente della felicità percepita, o di quello che molti definiscono il "benessere emozionale", indipendentemente da quale sia la situazione di partenza, a patto di rimanere al di sotto di una soglia di entrate annuali pari a 75mila dollari. Al di sopra di questa cifra sarebbero il rispetto e "l’influenza sociale" di una persona, più che il suo reddito, a influenzarne la felicità.

 

 

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