Soldi

Cosa fare per rimettere in moto i consumi

Gli italiani sono un popolo sui generis anche quando si parla di acquisti. E se per ora il bonus di 80 euro non basta a rilanciare la spesa, il futuro riserva sorprese e richiede strategie commerciali specifiche per il nostro paese

– Credits: SERGIO OLIVERIO / Imagoeconomica

Tra i dati Istat che indicano un calo annuale dei consumi del 2,5% (2.359 euro), colpisce sia la quota delle famiglie che lo scorso anno ha ridotto la qualità e quantità di cibo acquistata, passata dal 62,3% del 2012 al 65%, sia quella delle famiglie che si rivolge all'hard discount, aumentata dal 12,3% al 14,4%, facendo rimanere sostanzialmente stabile la spesa mensile per alimenti: da 468 euro nel 2012 a 461 euro nel 2013.

Continuano a calare, inoltre, anche gli acquisti di quei beni diventati col tempo simbolo della "dolce vita": la contrazione della spesa per abbigliamento e calzature è stata dell’8,9%, per il tempo libero e la cultura del 5,6% e per spostarsi (e quindi viaggiare) del 3,5%.

Dobbiamo, dunque, mettere la parola fine allo stile di vita italiano, quell'Italian way of life, che ci invidiano gli anglosassoni e i tedeschi e che ci contraddistingue nel mondo? E come fare allora per ridare passione ai consumi?

Certo, un primo passo è aumentare il potere d'acquisto delle famiglie, crollato in undici anni del 13,3%, secondo una recente elaborazione di Adusbef su dati Eurostat.

Le associazioni dei commercianti si augurano che il bonus di 80 euro riesca a far ripartire gli acquisti.

Per ora è solo una speranza: a maggio, mese in cui il bonus è stato ricevuto per la prima volta da circa 10 milioni di lavoratori, l'indicatore di Confcommercio (Icc) ha segnalato una diminuzione dello 0,7% su base annua dei consumi e dello 0,3% a livello congiunturale (mese su mese).

BONUS 80 EURO COME 4 ANNI DI AUMENTI DI STIPENDIO

Il messaggio che l'ufficio studi della confederazione al premier Renzi è chiaro: le misure di alleggerimento del carico fiscale attuate fino ad oggi appaiono "insufficienti a ridare slancio alla domanda delle famiglie". Bisogna fare di più, anche se la bacchetta magica ce l'hanno in pochi.

PERCHE' I CONSUMI SCENDONO E I SALARI SALGONO POCHISSIMO

Poi c'è anche il marketing. Gli esperti di GfK Eurisko, in merito, ricordano che gli italiani sono un popolo sui generis anche quando si parla di consumi.

E pensare di governare il loro stile di acquisto, si legge in un recente rapporto presentato a Milano, attraverso le classiche strategie internazionali e i grandi trend contemporanei è "un'operazione vana".

GfK Eurisko consiglia, in tutti comparti e mercati, una risposta adattata alla cultura del paese, se si desidera stimolare la domanda con una ricetta efficace.

A partire dalla distribuzione diretta, nella finanza e nella stessa gdo di prossimità (i negozietti sotto casa), contrapposta a quella nelle grandi superfici in periferia, al web o tramite i distributori automatici: chiunque vorrà vendere qualcosa in Italia, sentenzia GfK Eurisko, dovrà fare i conti "con un continuo richiamo all'off line fisico".

Perché il paese, secondo i ricercatori, sembra in grado di rivitalizzare la distribuzione tradizionale dei piccoli esercizi specializzati (Confcommercio ne contava 757 mila nel 2011): faranno concorrenza alle grandi superfici, se sapranno usare al meglio anche le tecnologie e internet.

Già, il web. La dieta mediterranea degli italiani esiste anche nel consumo di media: piace ancora tanta tv, accompagnata più che in passato dai nuovi media.

Durante la crisi (dal 2009 al 2013), rileva Eurisko, mentre è rimasta stabile la percentuale di minuti passati su Internet, quotidiani e radio, è aumentato il tempo speso di fronte alla tv digitale che sta cannibalizzando la tv generalista.

"You Tube - aggiungono i ricercatori - sembra più forte di Twitter, qui da noi: a riprova di una cultura visiva orientata all'entertainment più sviluppata su tanti segmenti. Con l’Italian way nella fruizione dei media bisognerà fare i conti, se vorremo risvegliare il nostro assopito consumatore nazionale". I grandi marchi del made in Italy sono avvisati.

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