Soldi

Il Papa dice no allo spread 'sociale'

Anche il Pontefice si lancia nella finanza. E dice no al gap finanziario se allarga la forchetta tra ricchi e poveri

Papa Benedetto XVI all’incontro annuale con gli ambasciatori presso la Santa sede (Stefano Carofei - Vatican Pool via Getty Images)

Dopo l’esordio su Twitter , per il Papa è l’ora dello spread. Il Pontefice ne ha parlato lunedì nel corso di un incontro con i diplomatici  - il Vaticano ha relazioni diplomatiche con 179 Paesi - a cui ha rivolto un appello: “Lo spread non deve essere inteso unicamente in senso finanziario, ma anche in termini sociali. Dobbiamo preoccuparci della crescente differenza fra i ricchi che diventano sempre più ricchi e i poveri che diventano sempre più poveri”.

Durante la crisi finanziaria non è passato giorno in cui non si sia parlato del differenziale, ma è la prima volta che il termine arriva sulla bocca del Papa che nel suo discorso, dedicato a temi caldi come la Siria, ha invitato i politici a non considerare le persone solamente come numeri. “Se l’obiettivo è il perseguimento della giustizia, un buon modello economico, per quanto necessario, non è sufficiente. La giustizia, infatti, si raggiunge quando gli uomini sono giusti”. Per il Papa, dunque, si tratta di rifiutare di combattere lo spread solo sul piano finanziario, dimenticando quello sociale. La soluzione della crisi finanziaria globale, infatti, deve passare attraverso la dignificazione di tutte le esistenze.

Il Pontefice, che per sua ammissione non è abile con i numeri, ha ricordato come la crisi partita nel mondo sviluppato abbiamo colpito i Paesi in via di sviluppo, con un profondo impatto sulla vita delle persone. “Non dobbiamo perdere il nostro cuore, ma piuttosto riscoprire risolutamente nuove forme di impegno . La crisi, infatti, può e deve essere un incentivo a riflettere sull’esistenza umana e sull’importanza della sua dimensione etica”. Le soluzioni che si possono approntare, dunque, devono fare di più che semplicemente risolvere le perdite finanziarie: devono assicurare che tutto porti a una vita degna. Sono proprio le disparità economiche che lo scorso anno hanno condotto alle proteste nei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, le cui conseguenze sulla stabilità della regione sono difficili da prevedere.

“L’ottimismo iniziale ha portato alla presa di coscienza delle difficoltà di questo momento di transizione e di cambiamento”, ha aggiunto il Pontefice che già un paio di settimane fa era tornato sui temi economici. Nel suo messaggio indirizzato ai capi di Stato, ai Governi e alle istituzioni, Benedetto XVI aveva messo in discussione i modelli economici volti alla ricerca del massimo profitto.

“La creazione di strutture etiche per le monete e per i mercati finanziari e commerciali – aveva detto il Papa - è fondamentale e indispensabile per fare in modo che la stabilizzazione, il controllo e la coordinazione non siano di danno ai più poveri”. Un tema che richiama l’enciclica 2009 Caritas in Veritate in cui il Pontefice invitava le autorità politiche a gestire l’economia globale attraverso la regolamentazione delle economie nazionali.

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