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Soldi

Compro oro: un mercato da 7 miliardi di euro

Oltre l'8,5% degli italiani si rivolgono a questo tipo di negozi, ma solo l'1% degli esercizi è iscritto all'Albo. In Parlamento una proposta per disciplinare il settore

oro

I negozi "compro oro" tornano nel mirino della Guardia di Finanza. Questa volta si è trattato di una maxi operazione in undici regioni contro un’organizzazione criminale che aveva base in Svizzera e operava nei distretti orafi di Arezzo, Marcianise (Caserta) e Valenza (Alessandria) per un giro d’affari di 163 milioni di euro pari allo scambio di 4.500 chili di oro e 11.000 chili di argento.

La frode, secondo le fiamme gialle, funzionava in questo modo: tutte le forniture di metallo prezioso avvenivano al di fuori dei circuiti ufficiali, scambiando oro con denaro contante in banconote di grosso taglio, che poi venivano trasportate da corrieri "insospettabili".

Modalità, purtroppo, già nota agli inquirenti. Secondo un recente dossier dell’Associazione italiana responsabili anti-riciclaggio (Aira), da una serie di controlli effettuati su un campione di 3.000 "Compro oro" sarebbero emersi oltre 110 milioni di euro non dichiarati, Iva evasa per 36,5 milioni di euro e 31 evasori totali.

Cifre non lontane da quelle emerse dalle indagini contro l’organizzazione criminale operativa ad Arezzo, Caserta e Alessandria. L’Aira nel dossier parla dell’uso "sfalsato" delle bilance, il mancato rilascio di un’adeguata ricevuta , l’applicazione di prezzi da usura e la mancanza di tutti i requisiti di legge e di presidi antiriciclaggio.

Per non parlare della scarsa professionalità che spesso si può riscontrare nel personale addetto in questi esercizi: un giornalista del Corriere della sera tempo fa fece valutare un anello in finto metallo giallo a gioiellieri e nei negozi di compravendita di oro. I primi riconobbero il falso, i secondi lo valutarono per oltre 200 euro.

Del resto per aprire un'attività di questo tipo occorre solo essere incensurati, avere un locale in affitto, registrarsi alla camera di commercio e chiedere una licenza alla questura e magari rivolgersi a un franchising del settore: non è necessario, infatti, essere iscritti all'elenco degli operatori professionali in oro della Banca d' Italia.

Solo 346 su 30.000 attualmente in esercizio - uno su tre in Lombardia - risultano iscritti all’albo, poco più dell’1%. Troppo pochi per un mercato in cui girano ogni anno dai 7 ai 10 miliardi e a cui si rivolgono ben l'8,5% degli italiani (dati Eurispes 2012).

Così, per combattere il Far West che domina in questo settore e far uscire dal cono d’ombra un'attività che nasconde infiltrazioni mafiose, riciclaggio e usura, sono state fatte negli ultimi anni diverse proposte, che hanno trovato il plauso di molti, ma che rimangono purtroppo ancora in sospeso.

Si va dalla creazione dell’albo dei negozi "compro oro", per stabilire così dei requisiti ben precisi di tipo professionale e bancario, proposto nel luglio 2011 dal presidente dell’Aira Ranieri Razzante , alla proposta di legge dell’aprile 2011 (legge Mattesini ) sul commercio dell'oro e dei preziosi, che prevede l’istituzione di un Borsino delle quotazioni per porre fine alla giungla dei prezzi.

Nelle scorse settimane, inoltre, sia l’Aira sia Anopo (l’Associazione nazionale operatori professionali oro) hanno chiesto che vengano inserite nel disegno di legge l'assoggettamento ai presidi antiriciclaggio, l'innalzamento della soglia del limite ai pagamenti in contante (a oggi 2.500 euro) e l'obbligo di rilascio di dettagliata ricevuta da parte di chi ritira oro usato da privati. I tempi di approvazione sono tuttavia ancora lunghi.

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