Economia

Ripresa economica, perché in Italia è possibile

L'Ocse e la Bce disegnano per la prima volta uno scenario più incoraggiante per il nostro paese. Ma servono ancora tante riforme

Una crescita dello 0,6%, superiore di quattro decimi di punto rispetto alle stime precedenti. E' la previsione sull'andamento del pil italiano, comunicata nei giorni scorsi da un importante organismo internazionale come l'Ocse. Nel 2016, le cose dovrebbero andare anche meglio e l'aumento del prodotto interno lordo del nostro paese potrebbe raggiungere l'1,3%. Certo, la crescita italiana resta ancora inferiore a quella dell'Eurozona, dove il pil salirà in media dell'1,4% nel 2015, per poi toccare il 2% l'anno prossimo. Tuttavia, considerando che il nostro paese è reduce da 7 anni disastrosi (in cui ha perso un decimo della propria produzione nazionale), le previsioni appena pubblicate dall'Ocse sono indubbiamente una buona notizia.


Cos'è il Qe, il quantitative easing della Bce


Non va dimenticato, però, che questo miglioramento delle stime è legato soprattutto a due fattori, che poco hanno a che fare con le politiche dei governi. Il primo fattore è il calo del prezzo del petrolio, che darà più energia a basso prezzo alle economie dei paesi di Eurolandia. Il secondo fattore è il quantitative easing, cioè il massiccio acquisto di titoli di stato da parte della Banca Centrale Europea (Bce), che sta facendo calare gli spread e le quotazioni dell'euro sul mercato dei cambi, dando così fiato alle esportazioni del Vecchio Continente.


Arriva il Quantitative Easing europeo. Ma non è detto che basti


A proposito della Bce, però, non si può ignorare ciò che è scritto nel Bollettino Economico appena pubblicato dalle autorità monetarie di Francoforte. Gli analisti della Banca Centrale segnalano nel breve termine un miglioramento del quadro economico di Eurolandia ma, nello stesso tempo, lanciano il solito monito al governo di Roma: l'Italia, per gli esperti della Bce, ha bisogno ancora di alcune riforme strutturali capaci far crescere potenzialmente il suo pil di almeno 10 punti percentuali. Ma di quali riforme ha bisogno il nostro paese? Di quella del mercato del lavoro, che è già stata approvata ma va attuata pienamente, e anche di un nel po' di liberalizzazioni, per rendere più concorrenziali diversi settori produttivi. Se l'Italia riesce a fare tutte queste cose,il suo pil può appunto aumentare del 10%, tornando di fatto ai livelli pre-crisi.


Crescita e sviluppo, arrivano i primi dati positivi


Allora, sorge spontaneo un interrogativo: il governo Renzi ha fatto abbastanza per attuare tutte queste riforme? Tirando le somme, l'esecutivo è riuscito a far approvare una nuova legge sul lavoro, anche se ci vorranno un bel po' di mesi prima di vederne gli effetti. Inoltre, con il ddl Concorrenza, è in arrivo anche una nuova lenzuolata di liberalizzazioni che, tuttavia, devono ancora affrontare un lungo iter in Parlamento. Di strada da fare, insomma, ce n'è ancora tanta. Inoltre, come ha scritto l'economista Filippo Daveri sul sito Lavoce.info, il governo Renzi sta temporeggiando un po' troppo nel dare attuazione alla delega fiscale, con cui si potrebbe finalmente realizzare una forte semplificazione del rapporto tra lo stato e i contribuenti “Non sarà la rivoluzione fiscale di cui l'Italia avrebbe bisogno” scrive Daveri, “ma andrebbe nella giusta direzione”. Perché, si chiede allora l'economista, scegliamo di rinviarla all'estate?


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