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Economia

Pensioni: l'Inps rivuole indietro le quattordicesime del 2009

Perché l'istituto di previdenza pretende da 200mila italiani la restituzione degli assegni erogati 3 anni fa

Fila di utenti a uno sportello Inps (Credits:Ciro Fusco/Ansa)

I sindacati hanno protestato vivacemente e una parte del mondo politico è quasi insorta. Ma non sarà facile tornare indietro, visto che le lettere sono ormai praticamente pronte. Si tratta delle comunicazioni che verranno presto spedite dall'Inps a 200mila italiani, per chiedere la restituzione della quattordicesima di pensione erogata nel 2009: un regalo che il governo Prodi, poco dopo essersi insediato, fece ai titolari di un assegno previdenziale di importo basso, inferiore a circa 650 euro al mese, corrispondenti a poco più di 8.600 euro lordi all'anno.

L'AUTO-DICHIARAZIONE ERRATA

Oltre alle tredicesime,  Prodi e l'allora ministro del lavoro, Cesare Damiano decisero infatti di concedere ai pensionati più poveri, purché di età superiore a 64 anni, un'altra mensilità aggiuntiva di rendita (la quattordicesima), allo scopo di risollevare un po' il loro bilancio familiare. Peccato, però, che nel sistema di liquidazione degli assegni qualcosa non abbia funzionato a dovere, come spesso accade nella burocrazia italiana. Per avere la quattordicesima, infatti, occorreva  presentare un'auto-dichiarazione con cui si certificava il possesso dei requisiti di reddito necessari a percepire l'assegno supplementare (che ha un importo compreso tra 336 e 500 euro circa). Il destino ha però voluto che  parecchi richiedenti non  avessero alcun diritto a percepire la quattordicesima, poiché non possedevano i giusti requisiti, cioè superavano (probabilmente di poco) la soglia massima di reddito fissata dal governo Prodi.

VERIFICA A EFFETTO RITARDATO

L'errore dei contribuenti è avvenuto probabilmente in buona fede, almeno nella stragrande maggioranza dei casi  visto che a sbagliarsi sono state ben 200mila persone in tutta Italia, molte delle quali erano male informate o mal consigliate. Per i funzionari dell'Inps , però, questo dettaglio conta poco. Ora, infatti, l'istituto della previdenza rivuole indietro i soldi delle quattordicesime indebitamente liquidati (80 milioni in tutto) che verranno trattenuti sui prossimi assegni di pensione, in 12 rate mensili di circa 30 euro ciascuna. Viene da chiedersi come mai, per effettuare le verifiche, sia trascorso così tanto tempo, cioè più di 3 anni. La ragione ufficiale è che, per forza di cose, i controlli sui redditi dei pensionati avvengono sempre con un po' di ritardo, poiché i dati delle dichiarazioni fiscali  (Unico e 730) passano prima dall'Agenzia delle Entrate e vengono trasmesse all'Inps soltanto in un momento successivo.

LA PALLA AL GOVERNO

Adesso, c'è grande attesa per l'incontro del prossimo 25 settembre tra i vertici dello stesso Inps e i sindacati, che hanno chiesto chiarimenti su questa vicenda. Sarà però difficile che l'ente guidato da Antonio Mastrapasqua decida, di sua spontanea volontà e in piena autonomia, di annullare le procedure già avviate, a meno che dal governo non arrivino disposizioni particolari. Sulla carta, infatti, il compito dell'Inps è comunque soltanto quello di applicare le leggi e i regolamenti previdenziali in vigore, che non  ammettono eccezioni: ogni volta che un pensionato riceve anche un solo centesimo in più di quel che gli spetta, deve restituirlo all'istituto, possibilmente con un piano di versamenti a rate. Avviene sempre così per qualsiasi contribuente e, almeno in teoria, non è ammesso chiudere un occhio neppure per chi ha preso le quattordicesime nel “lontano” 2009. Peccato, però, che a pagare non saranno questa volta dei “nababbi” o dei falsi invalidi, ma 200 mila italiani con una pensione inferiore a 700 euro.

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