Economia

Vertice Monti-Merkel-Hollande-Rajoy. Adesso serve un accordo

A Roma l'incontro tra i primi ministri e la cancelliera tedesca. Serve la definizione di un punto di incontro su Grecia, Spagna e l'uso del fondo salva stati per comprare il debito dei Paesi in crisi

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente del Consiglio Mario Monti (Credits: LaPresse)

Roma oggi è sotto i riflettori dell'Europa. E non solo. Mentre l'agenzia di rating Moody's ha tagliato il suo giudizio di merito su 15 banche internazionali e gli spread dei titoli di stato spagnoli rispetto a quelli tedeschi continuano a oscillare sopra i 500 punti, i premier italiano Mario Monti, quello francese Francois Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy si incontreranno oggi in un summit che deve portare a casa un risultato: un accordo. Un'intesa.

In un'intervista rilasciata a sei quotidiani internazionali (La Stampa, Le Monde, El Pais, Süddeutsche Zeitung, The Guardian e  Gazeta Wyborcza), Monti manda due messaggi chiari.

Prima ipotizza di rivolgersi a un cittadino medio tedesco e gli dice di "non preoccuparsi" perché la Germania finora ha tratto "grandi vantaggi" dall'integrazione europea e l’Italia  non ha mai "chiesto prestiti e ne ha concessi molti". Non c'è pericolo, quindi, che siano loro, i cittadini tedeschi, a dover mantenere noi.

Poi lancia anche un allarme. Se il vertice di oggi e poi quello cruciale del 28 e 29 giugno a Bruxelles dovessero concludersi con un niente di fatto, "si determinerebbe un accanimento  speculativo nei confronti dei Paesi più deboli e anche verso quelli meno  deboli, come l’Italia, che sono in linea con i parametri europei ma che  si trascinano un alto debito dal passato".

Quindi, difesa alta e idee chiare. Serve un accordo.

Prima di tutto, sul caso Grecia. L'Eurogruppo che si è concluso ieri, dopo sei ore di lunghe discussioni, non ha portato a nulla. Da una parte lei, Angela Merkel, ferma sulle sue posizioni: la Grecia deve rispettare gli impegni e le scadenze già stabilite per il piano di rientro dal prestito concesso dalla Troika. Italia, Francia e Austria, invece, sono disposte a rivedere le condizioni (con un appoggio anche dell'Olanda).

Poi, sul caso Spagna. Dove in realtà la strada è apparsa più in discesa dopo che le due società di consulenza Roland Berger e Oliver Wyman, hanno calcolato che, alla peggio, le banche di Madrid avranno bisogno di massimo 62 miliardi di euro rispetto ai 100 messi in gioco dall'Unione Europea.

"La crisi dell'Eurozona ha raggiunto uno stadio critico" ha tuonato in tarda serata, ieri, il Fondo Monetario Internazionale che ha voluto dare il suo messaggio alla vigilia del vertice di Roma: datevi una mossa a decidere come gestire il Fondo salvastati con cui acquistare il debito dei Paesi in difficoltà. E fate presto. Consapevoli del fatto che un'operazione di questo genere non è altro che un passo "intermedio verso un'integrazione fiscale e una condivisione dei rischi" generale che segnerà il passo verso la costituzione di una vera Unione europea.

È l'ultimo miglio da compiere, come ci ha già spiegato l'economista Stefano Caselli . Altrimenti, rischia di saltare tutto.

© Riproduzione Riservata

Commenti