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Unicredit, Federico Ghizzoni: "Se siete giovani e capaci, chiamatemi che vi assumo"

Mentre il governo tenta di ridurre la disoccupazione, l’Unicredit arruola 500 laureati. Perché proprio ora? Il suo numero uno lo spiega in esclusiva a  Panorama

Credits: Imagoeconomica

di Federico Ghizzoni*

Qualche giorno fa Unicredit ha annunciato l’assunzione di 500 giovani laureati italiani. Abbiamo già cominciato processi di selezione rigorosi, trasparenti e meritocratici. Voti di eccellenza, conoscenza profonda dell’inglese, valutazione delle competenze e del potenziale. Nessuna raccomandazione possibile, tutti i curriculum che arriveranno al nostro sito saranno vagliati con la stessa cura. I nuovi assunti faranno un percorso professionale in molti settori della banca e nell’arco di 3-5 anni potranno avere responsabilità manageriali. A stretto rigore, questi giovani oggi non sono immediatamente necessari. Ma rappresentano un fondamentale investimento nel futuro e nella capacità della nostra banca di gestire il business di oggi guardando alla competitività di domani.

La vita è fatta di alti e bassi, lo sappiamo tutti. In entrambi i casi Unicredit vuole essere a fianco dei suoi clienti, dei cittadini e dei territori nei quali opera. Vogliamo farlo ogni giorno nella nostra attività di banca che intende creare valore per tutti e che opera in 50 paesi. Da oltre un anno, dopo il successo di un aumento di capitale senza precedenti per dimensione e adesione diffusa, siamo una grande banca commerciale ai vertici europei per solidità patrimoniale, liquidità, equilibrata presenza internazionale. Operiamo in uno scenario economico non facile, ma solo in Italia abbiamo messo a disposizione di famiglie e imprese oltre 70 miliardi di nuovo credito nel periodo che va dal 2012 al 2015. E ora cerchiamo di dare un primo segnale per la vera emergenza del nostro Paese, la disoccupazione giovanile, che supera ormai la soglia disperante del 38 per cento.

Cinquecento nuove assunzioni possono sembrare una goccia in un mare e speriamo di incrementarle in futuro. Ma sono l’1 per cento del totale dei nostri addetti in Italia. Se altri decidessero di seguire questa strada, in un paese con oltre 4 milioni di imprese, l’impatto sarebbe significativo. Così come sono convinto che aiuterebbe molto l’occupazione giovanile un sistema di incentivi contributivi per i neoassunti e più in generale una riduzione della pressione fiscale sul lavoro.

Ma, in ogni caso, noi abbiamo deciso di fare la nostra parte. Pur nella crisi generale Unicredit è in condizioni di guardare avanti con serenità e voglia di crescere. Per questo ci è parso doveroso dare un segnale di fiducia ai tanti ragazzi che meritano e che, come noi, credono nel futuro del nostro Paese. 

*amministratore delegato dell’Unicredit

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