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Tassi d'interesse: previsto per domani un taglio allo 0,75%. Ecco i possibili effetti su mutui e spread

Il presidente della Bce, Mario Draghi, sta per abbassare il costo del denaro di un quarto di punto. Ma c'è anche l'attesa di un nuovo round di finanziamenti alle banche

Il presidente della Bce, Mario Draghi (Credits: Epa Photo/Ansa)

La giornata di domani sarà particolarmente intensa per il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi . Nella consueta riunione mensile del direttorio della Bce, il governatore deciderà infatti un nuovo taglio dei tassi d'interesse nel Vecchio Continente, abbassandoli dall'attuale 1% fino al nuovo minimo storico dello 0,75%: un livello mai raggiunto prima, da quando esiste Eurolandia. Questa, almeno, è la previsione di molti esperti delle case d'affari, secondo i quali Draghi si muoverà ancora  con la logica dei piccoli passi.

LE PREVISIONI DEGLI ANALISTI.

“Ci aspettiamo un intervento modesto a livello monetario da parte della Bce, cioè un abbassamento di 25 punti base del costo del denaro”, hanno scritto in una recente nota gli analisti di Jp Morgan Private Bank. D'accordo con loro, sono anche gli economisti della casa di investimenti britannica Schroders i quali, tuttavia, ritengono probabile che Draghi non si limiti soltanto a una misura di così modesta entità. Secondo gli esperti di Schroders, infatti, il presidente della Bce (già nella conferenza stampa di domani, successiva alla riunione del direttorio), potrebbe  annunciare un nuovo round di Ltro , il piano di prestiti a tasso scontato a favore delle banche, per dare una massiccia iniezione di liquidità e di fiducia  all'intero sistema finanziario europeo.  

LE PAROLE DEL GOVERNATORE.

Più che alle decisioni (prevedibili) sul costo del denaro, infatti, gli esponenti della comunità finanziaria sono interessati proprio alle parole che il presidente della Bce pronuncerà nella conferenza stampa, durante la sua consueta analisi mensile sullo stato di salute dell'economia del Vecchio Continente. Sarà difficile che il discorso del governatore sia improntato all'ottimismo, visto che quasi tutta l'area di Eurolandia è finita in una recessione che rende assai difficile il risanamento dei conti pubblici dei paesi più indebitati. Dunque, la speranza degli analisti è di vedere finalmente un Draghi ancor più interventista, capace di prendere in mano le sorti dell'Europa e (come ha scritto il quotidiano statunitense New York Times) di trasformare piano piano la Bce in una istituzione sempre più simile alla Federal Reserve: la banca centrale statunitense, che sta tenendo in piedi l'economia d'Oltreoceano con poderose iniezioni di liquidità nel sistema.

GLI EFFETTI SULLO SPREAD.

Forse è ancora presto per disegnare uno scenario di questo tipo, ma l'eventuale annuncio di un nuovo round di Ltro avrebbe senza dubbio (come in passato) un “effetto calmante” sullo spread (il differenziale di rendimento tra i titoli di stato tedeschi e i Btp italiani) che è ormai ritornato vicino ai 430 punti base, dopo essere sceso sotto i 420 punti nei giorni scorsi, in seguito all'entusiasmo sull'esito dell'ultimo vertice europeo . Va ricordato, tuttavia, che l'adamento dello spread sarà probabilmente condizionato, anche e soprattutto, dall'esito del prossimo summit dell'Eurogruppo, in programma per il 9 luglio, dove dovranno essere definiti meglio gli accordi raggiunti la scorsa settimana a Bruxelles, durante il vertice dei capi di stato e di governo dell'Ue.

RATE DEI MUTUI PIU' LEGGERE.

Il taglio dei tassi da parte di Draghi avrà invece di sicuro un effetto positivo sulle tasche dei risparmiatori che si sono indebitati per comprare casa. La riduzione del costo del denaro ha infatti come diretta conseguenza anche un calo delle rate dei mutui a tasso variabile (che in Italia sono i più diffusi sul mercato). A dire il vero, le future mosse del governatore della Bce hanno già manifestato in parte le proprie conseguenze sul bilancio delle famiglie. In previsione del prossimo taglio dei tassi, nei mesi scorsi si è infatti già verificata una progressiva discesa dell'euribor , il saggio sui prestiti interbancari europei, che rappresenta il principale parametro di riferimento per i finanziamenti a interessi variabili. Dall'1,3% circa toccato nel gennaio scorso, oggi l'euribor a 3 mesi è sceso allo 0,65% mentre il tasso interbancario a 9 mesi è scivolato allo 0,9%. Risultato: per rimborsare un mutuo a tasso variabile da 100mila euro, con scadenza a 25 anni, oggi un risparmiatore paga una rata attorno ai 500 euro al mese, cioè 25 euro in meno rispetto al dicembre del 2011. Per il bilancio delle famiglie, è una piccola boccata di ossigeno.

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