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Economia

Tasse universitarie, la stangata arriva in primavera

Da aprile gli atenei potrebbero decidere aumenti fino al 50%, con nuove entrate stimate complessivamente in 800 milioni di euro

(Credits:Mauro Scrobogna /LaPresse)

Per ora chi studia e soprattutto chi paga le rette universitarie ai figli, se l'è sfangata. Ma è solo "per ora". Aumenti fino al 50% e nuove entrate stimate in circa 800 milioni di euro sono gli effetti che si potrebbero registrare da qui a qualche mese dall’aumento delle tasse universitarie. Con una misura ad hoc adottata nel provvedimento sulla spending review infatti, il governo ha rivisto le norme che finora regolavano le entrate delle università, dando il via libera a quella che qualcuno ha già ribattezzato come una sorta di “liberalizzazione delle tasse”.

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Finora infatti, per gli Atenei pubblici valeva la regola d’oro per cui il rapporto tra entrate dovute al pagamento delle tasse e fondi ricevuti dalla Stato, non dovesse superare la soglia del 20%. D’ora in poi questa soglia continuerà a valere, ma si è variato di molto il rapporto tra i due parametri che la vanno a determinare. Dal computo complessivo delle tasse infatti, è stata detratta la porzione che deriva dagli studenti fuori corso. Sul fronte delle entrate invece, non verranno considerate solo quelle derivanti da fondi statali, ma qualsiasi altro onere percepito dagli atenei.

In questo modo la forchetta tra valore delle tasse ed entrate, è stato allargato in maniera consistente, e per poterlo colmare rimanendo sempre a quota 20%, si dovrà per forza di cose aumentare, e di molto, le tasse universitarie. “In pratica – spiega Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – si è trattata di una sorta di sanatoria per gli Atenei. Molti di essi infatti, circa 33 su 66 di quelli statali, già sforavano a volte di molto la soglia del 20%. Oggi, con queste nuove disposizioni, volute dal ministro Francesco Profumo, in pratica a rimanere fuorilegge saranno solo in 8”.

Per capire come funziona il meccanismo, risulta quanto mai istruttivo ricorrere ad un caso certamente emblematico. “È quello del Politecnico di Torino – dice Orezzi – che prima delle nuove misure presentava un rapporto tra tasse e fondi ricevuti, seppur di poco, ma comunque superiore al 20% di quasi un punto. Ora con la riforma decisa, questo valore scende praticamente all’8%, con la possibilità dunque di incrementare le tasse del doppio, ossia fino al 50%”. Una situazione che, come detto, riguarda molte università, nelle quali dunque c’è da attendersi nei prossimi mesi aumenti rilevanti delle tasse.

“In effetti – spiega ancora Orezzi – i valori delle tasse vengono decisi dai singoli atenei ad aprile. Quindi per quest’anno resteranno in vigore le vecchie tariffe, ma c’è da scommettere che in primavera saranno dolori per tutti”. L’Unione degli Studenti tra l’altro ha già stimato in circa 800 milioni il flusso di cassa per le università derivante appunto dall’aumento delle tasse a cui si andrà incontro.

Ma le amare sorprese non finiscono certo qui. In passato, lo sforamento dal citato limite del 20%, seppur così diffuso, era comunque considerato fuorilegge. “In un caso – racconta Orezzi – siamo riusciti con un’azione legale a costringere l’Università di Pavia a restituire circa 2 milioni di tasse raccolte indebitamente, proprio perché al di fuori del limite stabilito per legge”. D’ora in poi questo non sarà più possibile, perché la nuova legge in effetti sembra aver previsto conseguenze molto più lievi per chi dovesse sforare il limite stabilito. “La norma è abbastanza fumosa su questo punto – fa notare Orezzi – e prevede ad esempio che le tasse raccolte sforando la soglia del 20% debbano essere rimesse a disposizione sottoforma di borse di studio. In pratica però ci sembra una sorta di depenalizzazione che avrà un solo effetto pratico: una sorta di completa liberalizzazione delle tasse per tutti gli atenei italiani”.

L’unico limite previsto dalla legge, è quello secondo cui non dovranno esserci aumenti per gli studenti appartenenti a famiglie con reddito inferiore ai 40 mila euro. “Una norma che però vale solo per gli studenti in corso – aggiunge Orezzi – mentre per i fuori corso fin da aprile prossimo potrebbero scattare aumenti indiscriminati”.

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