Economia

Spending review: così il governo vuol licenziare oltre 10mila statali

I piani per lasciare a casa i dipendenti pubblici in esubero nei prossimi 4 mesi si basano su prepensionamenti e assegni di mobilità, come previsto dalla riforma Brunetta

Un incontro tra il governo e le parti sociali sulla spending review (Credits:Roberto Monaldo / LaPresse)

Almeno 10mila posti in meno per i dipendenti pubblici nell'arco dei prossimi 4 mesi. E' quanto prevede il piano per la spending review , la revisione di tutte le voci di spesa dello stato, che il governo ha messo in agenda con l'obiettivo di risparmiare almeno 4 miliardi di euro entro la fine dell'anno.

Nel lungo periodo, cioè prima della fine del 2016, l'esecutivo guidato da Mario Monti ha un obiettivo ancor più ambizioso: ridurre di circa il 20% l'organico dei manager statali e di almeno il 10% quello del personale non dirigente, eliminando ben 250mila posti in tutto. I tagli pluriennali verranno  effettuati soprattutto con il blocco delle assunzioni e del turnover, cioè con il mancato ricambio delle posizioni vacanti negli uffici, riducendo progressivamente il numero dei concorsi pubblici.

I TAGLI ENTRO OTTOBRE.

Nel breve termine, cioè prima del 31 ottobre prossimo, il governo ha deciso invece di colpire con la scure i posti di lavoro che già esistono, lasciando a casa circa 10mila persone. Il problema sta ora nel capire come verrà scelto il personale in esubero, visto che i sindacati sono già sul piede di guerra e preparano lo sciopero generale.

LA RIFORMA BRUNETTA.

Innanzitutto, verrà utilizzato un provvedimento che già esiste da tempo in Italia e che, di fatto, non ha ancora trovato applicazione. Si tratta del della Legge di Stabilità per il 2012, approvata dal precedente esecutivo guidato da Silvio Berlusconi nel novembre scorso (con il contributo fondamentale dell'ex-ministro della Funzione  Pubblica, Renato Brunetta, per la parte che riguarda la disciplina degli statali).

Nello specifico, secondo le disposizioni della legge, ciascun ente pubblico deve effettuare ogni anno una ricognizione del personale, per verificare se vi sono delle eccedenze nell'organico. Gli impiegati in esubero devono essere destinati preferibilmente ad altre istituzioni o enti. Se però lo spostamento non è possibile, dopo 90 giorni il rapporto di lavoro viene sciolto e il dipendente lasciato a casa ha diritto a percepire un assegno di mobilità , cioè sussidio pari all'80% dello stipendio, per un periodo massimo di 24 mesi.

IN PENSIONE CON LE VECCHIE REGOLE.

La legge prevede però che vengano lasciati a casa immediatamente, senza la procedura di mobilità, i dipendenti pubblici con alle spalle almeno 40 anni di contributi: un requisito che, fino al 2011, dava diritto a percepire la pensione di anzianità. Peccato, però, che l'entrata in vigore dell'ultima riforma previdenziale (che porta la firma del ministro del Welfare, Elsa Fornero),  abbia cambiato totalmente le regole per ritirarsi dal lavoro: l'assegno di vecchiaia di fatto oggi non esiste più ed è stato sostituito da un pensionamento anticipato (che scatta soltanto con 42 o 43 anni di servizio).

Dunque, l'ultima legge previdenziale rischia di intralciare i programmi della spending review, impedendo di lasciare a casa molti dipendenti pubblici che, fino allo scorso anno, potevano essere messi immediatamente in pensione. Per questo, il governo ha deciso di correre ai ripari e introdurre una deroga alla riforma Fornero, consentendo di ritirarsi dal lavoro anche agli statali che, entro il 31 dicembre 2014, matureranno i requisiti con le vecchie regole.

UN ESEMPIO CONCRETO.

Ecco 3 casi concreti per capire cosa potrebbe accadere ai dipendenti pubblici nei prossimi 2 anni.

Si supponga che un impiegato pubblico venga giudicato in esubero nell'ambito del prossimo piano di spending review, senza la possibilità di essere spostato in altri uffici. Se si tratta di un dipendente non troppo anziano, con meno di 35-40 anni di contributi alle spalle, verrà messo a riposo e avrà diritto a percepire per due anni l'assegno di mobilità, pari all'80% dello stipendio.

Se invece il lavoratore in esubero ha già maturato i requisiti di pensionamento previsti nel 2011, verrà lasciato immediatamente a casa inizierà a percepire il vitalizio dell'Inps (che oggi ha accorpato l'Inpdap, l'ente previdenziale dei dipendenti pubblici). Va ricordato che, alla fine dell'anno scorso, il diritto a congedarsi dal lavoro non scattava soltanto per chi aveva 40 anni di carriera (cioè con l'anzianità massima) ma anche per chi rispettava determinati requisiti, calcolati con il sistema delle quote: la somma degli anni di contribuzione e dell'età anagrafica doveva cioè essere pari a 96 (per esempio 60 anni di età più 35 di carriera, oppure 61 anni di età e 35 di contributi).

Una situazione diversa si presenta invece se il lavoratore che risulti in eccedenza oggi non ha ancora maturato il diritto alla pensione (sempre secondo i criteri del 2011) ma li raggiungerà entro il 2014. In questo caso, il dipendente pubblico percepirà per un massimo di 2 anni il sussidio di mobilità e potrà andare poi in pensione, non appena raggiunge i vecchi requisiti esistenti prima della riforma Fornero.

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