Economia

Rigassificatore: nuovo stop a Gioia Tauro

L’investimento da 800 milioni non piace al Consiglio superiore dei lavori pubblici. Mentre a Brindisi la parola è ai giudici.

Rodolfo De Benedetti, presidente della Sorgenia (gruppo Cir)

Avanti piano, anzi indietro: la telenovela dei rigassificatori si arricchisce di nuovi capitoli. A Gioia Tauro infatti il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha fermato il progetto chiedendo garanzie aggiuntive sul rischio sismico e dando vigore alle proteste dei sindaci (i tre comuni coinvolti avevano dato il via libera quando erano tutti commissariati per infiltrazioni mafiose). La Sorgenia del gruppo Cir, che assieme all’Iren è capofila dell’investimento da oltre 800 milioni di euro, minimizza. Ma intanto attende il deposito delle motivazioni per capire come muoversi.

Anche a Brindisi, dove il Comitato tecnico regionale ha cambiato idea dando via libera alla British Gas, si attendono le motivazioni della sentenza con cui il tribunale nel frattempo ha confiscato l’area, peraltro pubblica, dove dovrebbe sorgere il rigassificatore. L’azienda inglese, che si è ritirata a Milano mettendo in mobilità 15 persone in Puglia, con ogni probabilità ricorrerà in appello. E i tempi si allungano ancora.  

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