Economia

Petrolio: il brent torna sotto i 92 dollari, ma le bollette saranno più salate. Ecco perché

Mentre il prezzo della benzina cala, le tariffe di luce e gas saliranno ancora in estate e forse anche in autunno, se ci sarà l'aumento dell'iva

Credits: Imagoeconomica

Mai così in basso nell'ultimo anno e mezzo. E' decisamente in calo il prezzo del petrolio , che ha finalmente invertito la marcia,scontando gli effetti della recessione in Europa e del rallentamento dell'economia nei maggiori paesi industrializzati, compresi gli Stati Uniti.

Dopo aver toccato un picco di circa 110 dollari al barile nella primavera scorsa, le quotazioni del Wti (il greggio scambiato sui mercati finanziari americani) si sono riportate ormai attorno alla soglia di 80 dollari: un livello che non si vedeva dal dicembre del 2010. La stessa cosa è avvenuta per il Brent , il petrolio del mare del Nord negoziato sulla piazza di Londra, che oggi è tornato ben al di sotto dei 92 dollari al barile, oltre il 25% in meno rispetto ai massimi raggiunti tra marzo e aprile (125 dollari circa).

BOLLETTE ANCORA PESANTI.

I consumatori italiani, però, non devono farsi troppe illusioni: anche se il prezzo dell'oro nero è in picchiata, le loro bollette non diventeranno più leggere, almeno nel breve periodo, cioè nell'arco dell'estate. A dirlo, di recente, è stata una fonte autorevole come l'ufficio studi di Nomisma Energia che prevede, dal primo luglio in poi, un rincaro delle tariffe della luce tra l'1 e l'1,5%, mentre quelle del gas dovrebbero salire ancor di più, cioè di circa il 2%.
Soltanto da ottobre in poi, secondo gli esperti di Nomisma, il calo dei prezzi del greggio avrà effetto  anche sulle utenze domestiche. Le materie prime acquistate sul mercato impiegano infatti un bel po' di tempo prima di essere trasformate in energia e arrivare direttamente nelle case degli italiani. Dunque, nei prossimi 3 mesi, le famiglie dovranno ancora scontare i rincari del petrolio e delle altre commodity registrati nella primavera scorsa.

LE PROSPETTIVE PER L'AUTUNNO.

Anche in vista dell'autunno, però, i consumatori di tutta la Penisola non devono aspettarsi grandi benefici da un'eventuale retromarcia del greggio. Va ricordato, infatti, che i prezzi delle materie prime incidono sulla bolletta per una componente relativamente modesta: secondo i dati dell'Autorità dell'Energia, per un utente medio la quota è infatti di appena il 40% nel caso del gas e di meno del 60% per l'elettricità (tenendo conto anche dei costi di approvvigionamento). Tutto il resto è rappresentato dagli oneri di distribuzione o di gestione della rete oppure da quelli per lo stoccaggio e il trasporto delle commodity.

L'INCOGNITA DELL'IVA.  

C'è poi un'altra voce che pesa come un macigno sulle tasche degli utenti e che rischia, in buona parte, di annullare gli eventuali benefici derivanti dal calo del greggio. Si tratta delle tasse, che incidono per oltre il 13% sul prezzo della luce e per ben il 35% sulle tariffe del gas. Per la bolletta elettrica, infatti, i nostri connazionali devono pagare l'iva (imposta sul valore aggiunto) pari al 10% del prezzo finale, a cui si aggiungono le  imposte erariali e locali. Per il riscaldamento, invece, a pesare sulle tariffe sono le accise (per oltre il 17%), le addizionali regionali (2,3%) e la stessa iva (che parte da un minimo 10% e raggiunge il 21% per i consumi sopra i 480 metri cubi all'anno). Ed è proprio per colpa di quest'ultima imposta che la bolletta degli italiani (almeno nel caso del gas) rischia di non scendere neppure in autunno. A partire da settembre, infatti, l'iva potrebbe subire un ulteriore aumento dal 21 al 23% (dopo quello già deciso lo scorso anno), nonostante le rassicurazioni in senso contrario del governo.

BENZINA IN CALO.  

Più fortunati sono invece gli italiani che usano molto l'automobile. Dopo il calo del greggio, il prezzo della benzina sta infatti tornando ai minimi da febbraio e si è riportato poco sotto la soglia di 1,8 euro al litro (grazie anche a una guerra di sconti tra le compagnie). Purtroppo, però, anche per i carburanti c'è l'incognita dell'aumento dell'iva, che oggi incide per il 21% sulle tariffe alla pompa. Non è un mistero, infatti, il peso del fisco è molto elevato anche sul prezzo della benzina. Su una tariffa totale di 1,8 euro al litro, infatti, il costo industriale della materia prima incide per 72,6 centesimi (41%) mentre il restante 59%, cioè più di 1euro, è rappresentato dalle dalle accise (72,4 centesimi) e dalla stessa iva (30,5 centesimi).

© Riproduzione Riservata

Commenti