Lavoro

Pensioni: chi avrà il blocco degli assegni anche nel 2014 e quanto perderà

Le rendite superiori a sei volte il minimo (2.886 euro lordi) probabilmente non saranno rivalutate in base all'inflazione, con una perdita di almeno 25 euro per ogni pensionato

(Credits:Imagoeconomica)

Il blocco per le pensioni sopra i 1.443 euro non ci sarà più nel 2014. E' la promessa appena giunta dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini , che manda così in soffitta un provvedimento deciso dal governo Monti. Per risparmiare sui costi della previdenza, infatti, nel 2012 e nel 2013 l'ex-ministro del welfare, Elsa Fornero, aveva eliminato la perequazione automatica degli assegni superiori a 3 volte il trattamento minimo (si tratta appunto di una cifra di circa 1.443 euro lordi). Ciò significa, detto in parole povere, che le rendite che oltrepassano questa soglia non sono state rivalutate per un biennio in base all'inflazione dei 12 mesi precedenti (come invece dovrebbe avvenire di regola).

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Giovannini, però, ha aggiunto anche un particolare tutt'altro che trascurabile. Il blocco della rivalutazione non scomparirà per l'intera platea pensionati ma verrà probabilmente mantenuto sugli assegni superiori a 6 volte il trattamento minimo (ovvero quelli di importo oggi pari ad almeno 2.886 euro lordi che, al netto delle tasse, sono poco più di 2mila euro). Anche nel 2014, dunque, queste rendite non si rivaluteranno in base all'aumento dei prezzi. Con quali effetti sulle tasche dei pensionati? E' ancora presto per fare calcoli precisi, poiché il risultato dipende soprattutto da un fattore: l'inflazione del 2013 che, almeno per adesso, sembra molto bassa.

QUANTO PERDONO I PENSIONATI

Nei primi 8 mesi dell'anno, la crescita dei prezzi è rimasta nell'ordine dell'1,5% circa. Nell'ipotesi che resti su tali livelli fino a dicembre, i pensionati con un assegno pari a 6 volte il minimo dovranno dunque rinunciare a una crescita della loro rendita di un punto un e mezzo percentuale. Su un importo lordo di 2.883 euro, la mancata rivalutazione sarebbe dunque di 43 euro lordi al mese.

Va ricordato, però, che sui redditi da pensione (come su tutti i redditi) incidono molto le tasse, in particolare l'irpef. Un contribuente che guadagna più di 2.800 euro lordi, infatti, paga un' aliquota marginale irpef del 38%. In altre parole, per ogni euro in più che guadagna, il lavoratore o il pensionato deve versare 38 centesimi allo stato, sotto forma di tasse. Dunque, se nel 2014 il governo avesse deciso di reintrodurre la rivalutazione in base al caro-prezzi per tutti i pensionati, chi incassa un assegno di 2.886 euroriceverebbe un aumento lordo di circa 43 euro in più al mese che, al netto delle imposte, scenderebbe però a 26 euro. E' questa, dunque, la perdita minima che subiranno i pensionati più ricchi a causa del blocco delle perequazioni. Naturalmente, maggiore è l'assegno erogato dall'Inps, più alto sarà l'importo della mancata rivalutazione. Chi guadagna 5mila euro lordi al mese, per esempio, perderà un potenziale aumento di 44 euro netti.

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