Tasse

Pausa caffé più cara con le le nuove imposte

Da gennaio l’aliquota sui distributori automatici sale dal 4 al 10% - E anche la birra sarà più cara

(Credits: GettyImages)

La scure del fisco, o potremmo dire dei piccoli ma significativi balzelli, non risparmia proprio niente e nessuno. Sarà pur vero che il governo in questa fase di congiuntura economica molto critica è alla caccia disperata di risorse. Ed è altrettanto assodato che tra i risultati che l’esecutivo Letta può vantare a proprio favore c’è l’abolizione di una tassa molto significativa, e ovviamente ci riferiamo all’Imu sulla prima casa. Ma d’altra parte non si può nascondere che questo risultato, così come tanti altri, sono stati raggiunti aumentando qua e là imposte già esistenti, con il risultato di inasprire complessivamente la situazione economica delle famiglie a livello di vita quotidiana.

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E in questo senso un esempio molto calzante riguarda quello che accadrà con i distributori automatici di bevande e alimenti. Ci riferiamo alle classiche macchinette in cui inserire una monetina per poter gustare un caffè, una merendina o il più tipico snack di metà pomeriggio. Ebbene, ancora una volta, la ricerca spasmodica di fondi da dirottare su un’altra voce di bilancio, ha prodotto un aumento dell’aliquota fissa che grava su questi distributori, che passerà dal 4 al 10%. Un aumento più che doppio, che farà sentire certamente i suoi effetti.

E ANCHE GLI ALCOLICI SARANNO PIU' CARI

E conta poco a questo punto che le risorse così ottenute, stimate in circa 104 milioni di euro, dovranno andare a contribuire a quel fondo da 200 milioni di euro, che il governo ha deciso di mantenere a favore dei cosiddetti eco-bonus sulle ristrutturazioni: parliamo degli sgravi del 65% per l’efficienza energetica in edilizia e di quelli del 50% per le ristrutturazioni degli edifici.

A pagare questo conto sarà, nella più canonica delle definizioni tributarie, la collettività, come d’altronde recita testualmente il passaggio della norma che istituisce l’aumento dell’aliquota in questione. Quest’ultima infatti si applicherà sulle “somministrazioni di alimenti e bevande effettuate mediante distributori automatici collocati in stabilimenti, ospedali, case di cura, uffici, scuole, caserme e altri edifici destinati a collettività”. Insomma, ad essere presa di mira sarà innanzitutto la classica pausa caffè, per la quale i dipendenti di fabbriche e uffici dovranno cominciare a mettere in conto una spesa settimanale, mensile e annuale ben superiore a quella attuale.

Ma non andrà certo meglio agli studenti che vorranno approfittare della pausa delle lezioni per gustare una merendina, o ai frequentatori di altri spazi pubblici per eccellenza, ossia gli ospedali. Per tutta questa categoria di consumatori si profilano all’orizzonte rincari dei prezzi di bevande e alimenti incartati dell’ordine dei 5-10 centesimi. Il tutto senza considerare ovviamente lo spettro incombente dell’aumento dell’Iva, che se non scongiurato, potrebbe scattare già da ottobre. Una circostanza quest’ultima che ovviamente renderebbe ancora più pesante il tributo che pagheranno al fisco i tanti frequentatori, abituali e non, di distributori automatici.

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