Euro

Moody's boccia la Germania

L'agenzia di rating rivede le prospettive di Berlino da stabili a negative. E non risparmia anche Olanda e Lussemburgo. I costi della crisi dell'euro, finisca come finisca, impatteranno sui bilanci delle tre potenze

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E ora non va bene neanche la Germania. Oltre all’Olanda e al Lussemburgo. Parola dell’agenzia di rating Moody's che dopo la terribile giornata di ieri (con gli spread italiani e spagnoli schizzati oltre i 520 e i 610 punti e le borse negative) nella notte ha rivisto al ribasso le prospettive dei tre Paesi passandole da “stabili” a “negative”.

Anche la forte Germania che si è affrettata a rispondere, per voce del suo ministro delle finanze, che svolge il ruolo di “ancora” dell’Unione europea e che è perfettamente solida.

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Ma quali sono le motivazioni di Moody’s? Se la situazione in Europa non dovesse risolversi al meglio, i costi per Berlino sarebbero troppo pesanti.
Moody's intravede infatti la possibilità che ci sia bisogno di ulteriori aiuti per i paesi di Eurolandia, soprattutto per Italia e Spagna. Con l’immediata ricaduta sui Paesi più solidi che dovrebbero mettere mano al portafogli o per ampliare la dotazione del fondo permanente europeo (Esm) o per sviluppare nuove linee di credito.

E questo per l’agenzia di rating vale la modifica alle prospettive sulle tre nazioni.
I rischi di un'uscita della Grecia dalla zona euro sono aumentati, fanno sapere da Moody’s: un'eventuale uscita di Atene rappresenterebbe un rischio materiale per l'area euro, si tradurrebbe in uno shock che le autorità potrebbero contenere solo ad alto prezzo: la chiusura graduale dell’intera Ue.

Ma anche se la Grecia restasse nell'area euro, i costi a carico delle potenze maggiori sarebbero in aumento.
Insomma, da qualsiasi parte la si giri, lo scenario è nero.
Ma c’è di più: nel rivedere al ribasso le previsioni sulla Germania Moody's osserva la ''vulnerabilità del sistema bancario tedesco al rischio di un peggioramento della crisi del debito dell'area euro'', con le banche tedesche esposte ai paesi più in difficoltà, soprattutto Italia e Spagna.

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