Economia

Ha ragione Marchionne a trasferirsi all’estero

Fare impresa in Italia è molto difficile, spesso impossibile. E i numeri danno ragione al numero uno di Fiat

marchionne

In linea generale nel nostro Paese è il pubblico che non funziona e non il privato che, nonostante i limiti, continua a tenere duro. La statistica sugli investimenti fatti in Italia dagli operatori stranieri è eloquente. L’Italia è agli ultimi posti tra i paesi più avanzati d’Europa, a conferma che gli stranieri non sono attratti perché la giustizia funziona poco e male, il nostro deficit infrastrutturale è spaventoso, i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione sono i più elevati d’Europa.

Nel 2012 gli investimenti esteri in Italia sono crollati del 70 per cento passando, in soli 12 mesi, da 34 a 10 miliardi di dollari. Per questo condivido le dichiarazioni dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne: fare impresa in Italia è molto difficile, spesso impossibile. Se lo dice il numero uno della più grande azienda privata italiana, che sembra essere sempre più propensa a trasferirsi all’estero, non oso nemmeno immaginare cosa potrebbero dichiarare i piccoli imprenditori italiani, quelli che ogni mattina alzano la saracinesca del negozio o aprono i cancelli della fabbrica e, a differenza delle grandi imprese, non hanno mai ricevuto nessun aiuto di Stato e non hanno nemmeno la possibilità, come succede per molte realtà di media e grande dimensione, di trasferirsi all’estero.

Per molti di loro l’alternativa a questa crisi è la chiusura, ovvero il baratro, visto che per gli artigiani, i commercianti e i piccoli imprenditori che cessano l’attività non c’è nessun ammortizzatore sociale o nessuna indennità di disoccupazione che li possa aiutare.

© Riproduzione Riservata

Commenti