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Economia

Imu, per le imprese aumenti del 200%

È questo il conto per le aziende. La denuncia di Paolo Galassi (Confapi)

(Credits: Riccardo Squillantini/Imagoeconomica)

Aumenti dal 100% fino al 200%. È questo il conto salato dell'Imu per le aziende, ben diverso da quello generato sulle famiglie che pure non è da poco. Un pesante aggravio in un periodo di crisi che viene denunciato da Paolo Galassi, presidente di Confapi, associazione che riunisce industrie piccole e medie.

“Le faccio subito un esempio molto pratico – esordisce Galassi – citandole il caso di una delle mie aziende, una delle più piccole, in cui rispetto ad un acconto sull’Ici che l’anno scorso era stato di 4.800 euro, quest’anno abbiamo già pagato 6.800 euro. Un aumento netto di 2.000 euro che vuol dire più del 40%. Non mi sorprende dunque che in altre realtà ci possano essere aumenti ben superiori anche al 100%”.

Un caso che ovviamente il presidente di Confapi non considera isolato, ma in linea con quello che da giorni denunciano migliaia di imprenditori suoi iscritti. “Ci arrivano lamentele continue – spiega Galassi – che non sono solo legate all’entità di questa tassa, ma anche alla sua odiosità perché va a colpire beni materiali, come uffici e capannoni, per costruire i quali molti imprenditori hanno lavorato per anni”.

Un malessere che in maniera più articolata ormai si esprime non solo sull’Imu, ma su tutte le tasse che dall’avvento del governo Monti si sono abbattute sul mondo produttivo. “Quando questo esecutivo si è insediato – attacca Galassi – tutti abbiamo accettato di pagare più imposte perché si dovevano mettere a posto i conti pubblici. Ma l’abbiamo fatto con la promessa che a seguire ci sarebbe stata la ripresa economica e i soldi in più incassati dallo Stato sarebbero serviti a rimettere in circolo liquidità. Tutto questo non è successo e oggi il nostro popolo non ne può più”.

E’ in questo clima dunque che milioni di imprese si apprestano a pagare, se non l’hanno già fatto, il salato acconto dell’Imu che, tra tutte le tasse piovute sulla testa degli imprenditori, a ben vedere, non è neanche quella più pesante. “Basti pensare – chiosa Galassi – che solo di carburanti abbiamo avuto degli aggravi di spesa che sono stati e saranno ben maggiori di quelli che dovremo sostenere per l’Imu”. Il problema di quest’ultima imposta però, come accennato, è di natura psicologica, perché come detto colpisce beni a cui gli imprenditori sono legati in maniera indissolubile per ragioni produttive e quindi di cui è impossibile fare a meno.

A fronte però del mancato riavviarsi della crescita economica il pagamento dell’Imu viene percepito come l’ennesimo sacrificio inutile. “A questo punto – afferma Galassi  - ci chiediamo se quei 10mila e passa euro che molte aziende pagheranno in media di Imu, non sarebbe stato meglio metterli nelle tasche dei nostri dipendenti, che li avrebbero spesi per rilanciare i consumi. Senza contare tra l’altro che proprio i nostri lavoratori dipendenti subiscono il danno maggiore da una tassa sugli immobili che a fronte di stipendi che a volte non superano i mille euro – conclude Galassi - ne pagheranno qualche centinaio di Imu”.

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