Economia

Il prossimo Zuckerberg avrà gli occhi a mandorla?

I giovani cinesi che studiano in occidente tornano in patria con la voglia e la grinta di costruire nuove attività industriali

Mark Zuckerberg

"Il prossimo Zuckerberg potrebbe vivere in Cina". È questa la provocazione lanciata da Dyan Machan su Smart Money al ritorno da un viaggio nella Repubblica popolare. Dove ha conosciuto, a Pechino e a Shanghai, giovani dall'indubbia capacità di trasformare le loro (buone) idee in successi straordinari anche in un paese chiuso e complicato come la Cina. Con un'unica, importantissima, caratteristica in comune: l'aver studiato nelle più prestigiose università dell'Occidente.

Sono infatti i cinesi che hanno avuto l'opportunità di formarsi in un contesto in cui indottrinamento e propaganda non esistono a poter sperare di far fruttare le nozioni e le abilità accumulate all'estero adattandole alle esigenze del loro paese, di cui conoscono meglio di qualsiasi straniero vantaggi economici e background culturale.

Va ammesso che la Cina di oggi offre opportunità a tutti. Dagli stranieri che vi si trasferiscono senza conoscere nemmeno una parola nella lingua locale e che, in tempi relativamente brevi, riescono a mettere in piedi attività di tutto rispetto non solo sul piano industriale, ma anche, e forse, soprattutto, su quello dei servizi e dell'istruzione. Ai cinesi che si lanciano in iniziative molto ambiziose relativamente alle quali, nella maggior parte dei casi, riescono ad avere successo solo quando si decidono ad assumere manager stranieri o ad appoggiarsi a partner occidentali.

Da quando il governo ha iniziato a favorire il ritorno dei cervelli le cose stanno cambiando. I giovani cinesi che si sono laureati nelle più prestigiose università di tutto il mondo valgono tanto quanto i manager occidentali che decidono di partire per l'Oriente per fare fortuna. Anzi, rispetto a loro sono ancora più avvantaggiati, perché più bravi a inserirsi in un contesto in cui, in fondo, sono cresciuti. Ed è in questo gruppo di ventenni e trentenni coraggiosi e intraprendenti che Dyan Machan immagina potrà presto emergere il nuovo Zuckerberg dagli occhi a mandorla.

Già oggi gli esempi sono tanti, come quello di Eric Wang, 26 anni, che dopo aver studiato a Seattle è tornato in Cina per cercare di risolvere il dramma del traffico delle sue megalopoli applicando il modello del car-sharing.

I genitori che condividono con i nuovi talenti cinesi un'esperienza all'estero, dove magari si sono trasferiti per sfuggire alle angherie di un regime troppo autoritario, quasi mai appoggiano i figli che vogliono tornare in Cina. Ma questi ultimi non vogliono sentire ragioni: dal loro punto di vista, infatti, esistono solo pochi momenti della carriera in cui si ha l'opportunità di modellare un'industria nascente. E non bisogna farseli scappare. Poco importa che l'accesso ai prestiti delle banche sia difficile e che spesso diventi necessario bussare alla porta dei parenti nella speranza di farsi affidare una parte dei loro risparmi per investire, o che da un momento all'altro il governo possa approvare una legge che limita lo svuluppo del settore scelto. Le opportunità sono nettamente superiori ai rischi, quindi meglio approfittarne. Soprattutto in momenti di crisi.

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