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Economia

Ikea, in Italia il calo e all'estero la crescita

Milioni di euro e centinaia di posti di lavoro bloccati dalle lungaggini burocratiche. Mentre a Amburgo costruisce città

Il traffico in uno store Ikea (AP Photo/Valentina Petrova)

Segno negativo per Ikea . Per la prima volta, in 23 anni di presenza in Italia, il brand svedese registra una riduzione del giro d’affari. Il fatturato da 1.598 milioni di euro con cui archivia l’anno commerciale 2011-2012, infatti, perde il 2,6%. Un risultato che brucia ancora di più, a fronte del +6,5% messo a segno nell’esercizio precedente. Uniche eccezioni al trend negativo: le cucine a +1%, l’arredo bagno a +8% e i mobili da giardino.

I numeri in Italia restano comunque da record: venti punti vendita, 46 milioni di visitatori, il 7-8% di quote di mercato. Per Lars Petersson, amministatore delegato di Ikea Italia, nel nostro Paese “c’è ancora spazio per crescere”. L’Italia è al quarto posto per le vendite a livello mondiale e il terzo fra i mercati fornitori del gruppo: “Con l’8,24% degli approvvigionamenti, Ikea si conferma il più grande acquirente di mobili italiani nel mondo”, prosegue il manager.

Tutto bene dunque? Non proprio, perchè l’Italia sconta un forte ritardo: “I tempi per il nuovo negozio di Roma Pescaccio si sono allungati di nuovo – lamenta Petersson -. Non è possibile lavorare con tempi così lunghi, in Italia sono il doppio di quelli medi in Europa” (fa eccezione Pisa, dove la Regione si è fatta sportello unico e dalla licenza all’inizio dei lavori passano 15 mesi).

Risultato: investimenti da centinaia di milioni di euro rimangono bloccati, con conseguenti ritorni sul business, per Ikea, e sull’occupazione, per gli italiani. Il gruppo, infatti, dà lavoro a 6.243 persone (l’89% è assunto a tempo indeterminato e il 67% è part time), oltre a 1800 persone dell’indotto.  “Da sette anni abbiamo un bellissimo progetto con 715 milioni di investimenti. Speriamo tanto di poterlo realizzare – ha aggiunto l’amministratore delegato -. Ma non so cosa succederà: questa incertezza è inaccettabile, ancora peggio dei tempi lunghi”.

Le cose vanno in un modo ben diverso all’estero. Ad Amburgo, per esempio, il gruppo sta lavorando, addirittura, alla costruzione di un nuovo quartiere da cinque acri, con negozi, appartamenti e uffici per migliaia di persone.

L’azienda, infatti, punta a differenziare il proprio business. È di pochi mesi fa la notizia che Inter Ikea, la società a cui fa capo la proprietà intellettuale del marchio, sta valutando oltre cento location in Europa per la costruzione di altrettanti hotel (in Germania, Olanda, Polonia e Regno Unito). La formula è caratterizzante: alberghi di design che offrono un buon rapporto qualità prezzo e un’esperienza da boutique hotel.

Con una forza lavoro di 131mila persone, Ikea ha chiuso il 2011 con un giro d’affari di 34 miliardi di dollari e con un utile netto di quattro miliardi di dollari che, secondo l’analisi di Business Week , fa del fondatore Ingvar Kamprad l’uomo più ricco d’Europa e uno fra i cinque più ricchi al mondo, con una fortuna stimata di 40 miliardi di dollari.

Dopo la recente apertura in Thailandia di uno fra i cinque più grandi punti vendita al mondo (pur con qualche difficoltà per quanto riguarda la lingua, visto che innocui termini svedesi hanno tutt’altro significato in thailandese), Ikea ha annunciato recentemente l’intenzione di esordire in India, dove ha in programma di inaugurare 25 punti vendita , a fronte di un investimento di 1,5 miliardi di euro.

Forte di una capitalizzazione di 581 miliardi di dollari , per rispondere alla crisi, il gruppo prevede per l’Italia investimenti per 400 milioni di euro in tre anni e, da subito, l’avvio del negozio online , operativo da inizio mese in Val d’Aosta, Piemonte e Liguria e pronto a estendersi in altre regioni nelle prossime settimane.

Globalmente, l’obiettivo è di raddoppiare la velocità di apertura di nuovi punti vendita entro il 2020. Complice un piano aggressivo da venti miliardi di euro che significherà la creazione di centomila posti di lavoro. Entro la fine del decennio, Ikea potrebbe raddoppiare la propria presenza, grazie all’apertura di 20 – 25 nuovi stori store all’anno in mercati emergenti e in mercati, come gli Stati Uniti, dove la presenza è ancora limitata. Nel complesso, le cose sono andate meglio a livello corporate. Ikea, infatti, archivia l’anno commerciale con 287 negozi in 26 Paesi, un giro d’affari da 26,9 miliardi di euro e +7% sul 2011.

Leggi anche: Ikea's move into urban development

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