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Economia

Export in crescita di 280 miliardi entro il 2020: il documento di McKinsey per Mario Monti - ESCLUSIVO

Il testo lo dice chiaramente: in otto anni l'export deve raddoppiare. Puntando su Cina e Usa soprattutto con la meccanica e il tessile e su una promozione che non può sbagliare. Senza dimenticarsi di centralizzare le spese ed evitare sperperi

Il premier Mario Monti (Credits: Giacomo Quilici / Imagoeconomica)

Aumentare l’export italiano di 280 miliardi l’anno entro il 2020: è l’obiettivo indicato al governo di Mario Monti dalla società di consulenza McKinsey. La cifra è scritta in un documento riservato, di cui Panorama.it è in possesso, consegnato ad aprile al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, il cui titolo è Supportare l’internazionalizzazione delle imprese italiane (il documento lo trovate in fondo al testo).

Sulla prima pagina ci sono i loghi di Confindustria, Abi, Ania e Alleanza delle cooperative, ma fin dalle righe introduttive si dice che "le quattro associazioni hanno utilizzato il supporto di una società di consulenza internazionale". Ed risaputo che al momento della nascita del nuovo Istituto per il commercio estero, decisa a dicembre, il governo ha chiesto consiglio proprio al più blasonato degli advisor internazionali.

Per farsi un’idea di quanto sia grande il salto messo in agenda da McKinsey basta considerare che nel 2010 le nostre esportazioni sono state di 334 miliardi e la stima per quelle del 2011 (il numero preciso non c’è ancora) è di 370: quel che viene ipotizzato è dunque quasi un raddoppio dell’intero export italiano nel giro di 8 anni. Il risultato, secondo la società di consulenza, dovrebbe arrivare soprattutto aumentando i flussi commerciali verso la Cina e gli Stati Uniti (ma incrementi significativi sono ipotizzati anche per altri paesi, come Germania, Polonia, Gran Bretagna, Olanda).

Il documento assegna inoltre un target a ciascuna area produttiva. I settori che vantano già un’elevata competitività, come la meccanica e il tessile, dovrebbero passare da 135 a 267 miliardi di esportazioni e quelli di media competitività (soprattutto macchinari elettrici e farmaceutica) da 135 a 300.

È chiaro che per raggiungere risultati così ambiziosi bisogna ottenere il massimo da ogni euro pubblico speso per la promozione dell’export, ed è qui che arrivano le note dolenti. Nel 2010, secondo quanto riportato dal documento, l’Italia ha destinato all’internazionalizzazione ben 680 milioni, scesi poi a 540 nel 2011. Solo l’Ice nel 2010 è costato 250 milioni, di cui più della metà per mere spese di funzionamento.

L’Ente nazionale del turismo (Enit) ha speso invece 40 milioni, di cui 26 per il proprio funzionamento e solo 14 di iniziative promozionali. Ben 150 milioni, infine, sono stati affidati nello stesso anno per iniziative promozionali agli organismi delle Regioni. Cifre importanti, da cui non è arrivato finora il ritorno che sarebbe stato lecito attendersi. Per questo la ricetta di McKinsey prevede per il futuro una organizzazione molto diversa: tutti gli investimenti dovranno essere ricondotti a un’unica linea, decisa dalla cabina di regia (presieduta da ministero dello Sviluppo economico e ministero degli Esteri) e applicata dall’Ice, a cui, sembra di capire, dovranno in qualche modo far riferimento le camere di commercio e le regioni. Il tutto, accompagnato da un forte coordinamento con le organizzazioni imprenditoriali.

L'imperativo è sempre quello di evitare iniziative in cui la mobilitazione di risorse non sia strettamente commisurata agli obiettivi di business. Ma metterlo in atto non sarà facile. Basta dare un’occhiata a quel che è successo con l’ultima missione di sistema (la prima da quando è stato ricostituito l’Ice) effettuata in Brasile dal 21 al 24 maggio e costata oltre un milione di euro: a fronte di 250 imprese partecipanti c’erano ben 109 funzionari e assessori regionali. Una quarantina di loro sono stati alloggiati all’hotel Tivoli di San Paolo: 5 stelle e un fantastico centro benessere.

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