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Evasione fiscale: cosa cambia dopo l'addio al segreto bancario in Svizzera

Berna ha firmato un accordo con l'Ocse per lo scambio di informazioni fiscali. Per ottenere i dati degli evasori le autorità italiane non avranno più bisogno di una richiesta della magistratura

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La Svizzera non sarà più un paradiso fiscale. Martedì 6 maggio a Parigi ha firmato l'accordo voluto dall'Ocse per lo scambio automatico di informazioni fiscali.

La Confederazione accelera così il percorso di adeguamento agli standard internazionali, che negli ultimi anni lo ha portato a stringere trattative con i singoli Paesi, tra cui l'Italia, e che porterà entro tre anni all'abolizione del segreto bancario, la cui protezione risale al 1934, quando passò una legge che impone forti pene, fino al carcere, per chi lo infrange.

Dalla sua introduzione, la privacy dei correntisti delle oltre 300 banche presenti nei Cantoni è stata per decenni una delle più tutelate in Europa, ma fino ad oggi ha coperto migliaia di evasori stranieri (e anche italiani) che avevano fatto della federazione elvetica il loro paradiso fiscale all'interno del Vecchio Continente.

SEGRETO BANCARIO IN SVIZZERA, COSA CAMBIA

Tra i firmatari dell'intesa, oltre alla Svizzera, compaiono tutti i 34 paesi aderenti all'organizzazione (Italia compresa) e anche Stati non membri dell'Ocse, fra cui Argentina, Brasile, Cina, Colombia, Costa Rica, India, Indonesia, Lettonia, Lituania, Malesia, Arabia Saudita, Singapore (altro noto paradiso fiscale) e Sud Africa.

Altri, come Panama e Dubai, potrebbero seguire nei prossimi mesi, almeno per evitare di finire nella lista nera che l'Ocse si appresta a stilare entro la fine dell’anno e che comporterà anche sanzioni da parte del G20.

NUOVI PARADISI FISCALI PER SCAPPARE DALLE TASSE

Ma cosa cambierà nei prossimi anni per autorità e forze dell'ordine alle prese con la caccia agli evasori?

Grazie all'accordo, che diventerà operativo dopo la transposizione dell'impegno concordato in sede Ocse nella legislazione dei singoli paesi, non sarà più necessaria una richiesta della magistratura per ottenere informazioni sui cittadini italiani che hanno nascosto il loro patrimonio nei paradisi fiscali.

Per farsi un'idea: una recente stima di Gabriel Zucman, ricercatore della London School of Economics, parla almeno di 120 miliardi di euro occultati dagli italiani nei conti segreti delle banche elvetiche.

L'intesa raggiunta a Parigi, tuttavia, non fissa alcun termine entro il quale adeguarsi concretamente agli standard internazionali di scambio automatico.

Le agenzie di stampa, d'altra parte, hanno ricordato che la data ultima indicata negli accordi precedenti per riportare nel paese di origine i dati dei correntisti è stata finora quella del settembre 2017, anche se la richiesta di informazioni potrà comunque iniziare a partire dalla fine del 2015: le banche elvetiche, quindi, hanno ancora tre anni per adeguare le loro procedure e i sistemi informatici.

La scelta di Berna, inoltre, rappresenta per l'Italia un enorme passo avanti nella lotta all'evasione fiscale portata avanti dagli ultimi esecutivi tecnici (Monti, Letta).

E non è escluso che possa accelerare il percorso legislativo che si era fermato a inizio anno, quando si era deciso di stralciare alla Camera il decreto varato dal governo Letta a gennaio (sulla cosiddetta voluntary disclosure ), in attesa di una ridefinizione in un ddl di iniziativa parlamentare.

Ma anche senza segreto bancario non è detto che sia più facile stanare gli evasori: i conti potrebbero essere intestati a prestanome locali, anche se in realtà i beneficiari sono stranieri, o a società schermo registrate in altri paradisi fiscali.

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