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Economia

Decreto sviluppo, il sì condizionato delle imprese

Positive le detrazioni nell'edilizia, ma troppo poche le risorse messe in campo

(Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)

Bene l’impianto complessivo dei provvedimenti, lodevole lo sforzo messo in campo dal ministro Corrado Passera , anche se le risorse rese disponibili sono ritenute ancora insufficienti. È questo il giudizio che il mondo della piccola e media impresa esprime sul decreto sviluppo che potrebbe essere licenziato venerdì prossimo dal Consiglio dei ministri. La conferma di questa posizione arriva dalla Confartigianato, che proprio ieri, in occasione della propria assemblea generale, ha ospitato lo stesso Passera, il quale dal palco, nel corso del suo intervento, ha assicurato che le misure da lui studiate diventeranno presto realtà.

“Per quanto riguarda gli incentivi – dice a Panorama.it Bruno Panieri, direttore delle politiche economiche di Confartigianato – va premiato l’impegno a razionalizzare un sistema che prima si basava su 43 diverse forme di intervento. Una babele normativa che per le imprese significava spesso in pratica non poter accedere a queste risorse, o perché le norme non erano attuate o perché le procedure risultavano fin troppo complesse e farraginose”.

Meno lusinghiero invece il giudizio sulle misure che riguarderanno il credito d’imposta. “In un primo momento – fa notare Panieri – si era parlato di un’agevolazione che avrebbe riguardato tutti gli investimenti in ricerca e innovazione. Dopo gli ultimi ritocchi invece, il decreto prevede il credito d’imposta solo per l’assunzione di tecnici di alta qualifica. Una retromarcia che ci delude molto, insieme al fatto che, in generale, il decreto potrà contare su risorse ancora troppo limitate”.

Note positive invece giungono di nuovo per una misura di minore portata ma che soprattutto per le piccole e medie imprese sarà di grande valore. “Il provvedimento – spiega Panieri – modifica l’attuazione della famosa legge Tremonti, la 488, che prevedeva che i contributi concessi a un’ impresa potessero decadere nel caso essa non raggiungesse determinati risultati in termini di ricavi e di occupazione. Con la crisi in corso c’era il rischio però che tante, troppe aziende, soprattutto al Sud, avrebbero perso i fondi non potendo rispettare questo vincolo che ora però è stato fortunatamente eliminato”.

Con favore sono poi accolte anche tutte le norme sulla capitalizzazione delle imprese, che permetteranno l’emissione di una sorta di bond aziendale da collocare sul mercato. “Un esperimento – dice Panieri – che siamo tutti curiosi di vedere come funzionerà”. Così come con favore sono state salutate anche le nuove disposizioni sul fallimento, che nel caso di piccole e medie aziende prevede effetti meno severi in termini di applicazione delle norme di procedura penale.

Ma il vero piatto forte per il mondo della piccola e media impresa è rappresentato dall’aumento in campo edilizio delle detrazioni dal 36% al 50%. “Inutile negarlo, – sottolinea Panieri – questa misura, che è contenuta nella parte del decreto dedicato alle infrastrutture, per noi vale i tre quarti di tutto il provvedimento. Su di essa si appuntano tutte le nostre aspettative di crescita, perché intorno al settore dell’edilizia girano migliaia e migliaia di aziende in maniera diretto o attraverso l’indotto”. Eppure proprio questa misura è una di quelle ritenute più a rischio di stralcio, per problemi connessi alla sua copertura finanziaria. “Nel suo intervento alla nostra assemblea – precisa Panieri – il ministro Passera ci ha assicurato che verrà approvata. Certo che se questo non dovesse avvenire – conclude il dirigente della Confartigianato – il nostro giudizio sul decreto andrebbe completamente rivisto”.

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