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Euro

Crisi, le banche sono il sintomo e non il problema

Secondo alcuni esperti, la finanza sarebbe vittima di errate scelte di politica economica. Che Angela Merkel continua a fare. Ora serve una svolta. E le obbligazioni comunitarie possono rappresentare la via d'uscita

Trader alla borsa di Madrid (Credits: AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

Ancora in trincea. Neanche la notte è passata indenne sul fronte europeo. L’agenzia di rating, Moody’s, ha inflitto una nuova mazzata a Madrid: per loro la Spagna è diventata meno affidabile. Per gli operatori di mercato è un Paese che naviga a vista più di prima. Sarà anche difficile vederci chiaro nelle sue zone d’ombra a cominciare dall’assegno da 100 miliardi di euro che entro fine mese staccheranno Unione europea, Fmi e Bce, ma ormai è chiaro che di fronte alle sue difficoltà di rifinanziarsi e al rischio che nel panico venga travolta l’Italia non sono ammesse tregue.

Eppure per Albert Edwards, guru francese di Société Générale, il fil rouge per capire cosa sta avvenendo non deve essere stretto attorno al mondo del credito. “Le banche spagnole non sono il problema, ma il sintomo del problema”, è la sua tesi. In altre parole Madrid è l’ennesima vittima di inette politiche economiche. Vedi alla voce Germania e al pugno di ferro sul rigore. Per questo la sua richiesta di salvataggio non risolverà proprio niente.

Dopo l’SOS lanciato dalla Spagna, tutti hanno guardato a Roma, temendo che potesse ripercorrere le stesse orme. Di fronte alla reazione dei mercati Mariano Rajoy, il premier spagnolo, ha rimesso la palla della crisi al centro, sul campo europeo. Ha avvertito che la moneta unica resta ad alto rischio e che solo la Bce ha la capacità di assicurarne le condizioni di stabilità e di liquidità.

Basta guardare questa mattina l’andamento dei titoli di Stato spagnoli, per capire il senso di quelle dichiarazioni. I rendimenti dei Bonos a 10 anni trattano ai massimi storici, al 6,85%. La speculazione ha di nuovo gioco facile. Gli ha dato sponda poi anche Moody’s: ha tagliato stanotte il giudizio sulla Spagna a un livello appena sopra quello spazzatura, non escludendo ulteriori revisioni. Per gli analisti dell'agenzia di rating il prestito concesso dalla Ue alle banche iberiche finirà per rendere ancora più pesante il debito spagnolo.

Il punto per Edwards di Société Générale è invece un altro, ossia che gli istituti iberici non sono la pietra miliare dello scandalo. “Come già accaduto in passato, durante la crisi in Giappone, le banche non sono l’origine della malattia”, ricorda, sottolineando che “il sistema bancario spagnolo è vittima di politiche valide a causa dell’intransigenza tedesca”.  

Frau Merkel, che pure ha dichiarato stamattina che la Germania non ha una forza inesauribile, non vuole cedere un centimetro sulla linea degli Eurobond. Frena sui Project Bond. Parla di crescita, ma alla fine punta i piedi sulla linea del rigore, che si è tradotta in questi mesi in austerità eccessiva finendo per far alzare bandiera bianca in Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna. Quindi niente illusioni, anche se “non si possono più ignorare i segnali di allarme provenienti dai mercati del credito, Italia in testa”, avverte Andrew Roberts, responsabile del rischio credito presso Royal Bank of Scotland, segnalando che il differenziale tra i titoli tedeschi e il Btp decennale e il bund tedesco si colloca a quota 475 punti dopo l'asta Btp di oggi.

“Roma ha fatto un lavoro importante, ma si trova nel mezzo del contagio, mentre la crisi dell’euro sta accelerando nel finale di partita: o si arriva a un consolidamento fiscale o andremo dritti a Paesi che lo lasceranno”. Di certo il premier Mario Monti e il presidente francese Francois Hollande durante il bilaterale odierno, lavoreranno di fioretto. Lei, la cancelliera tedesca, alla Bundestag in vista del G20, ha ribadito la sua linea, scartando le soluzioni facili, anche se a Berlino dietro le quinte prende piede l’ipotesi del patto europeo sulle redemption, ossia di una piano che permetterebbe di lanciare obbligazioni comuni oltre il 60% del debito per poi ammortizzarle nei prossimi 20 o 30 anni.

Non resta che aspettare il 22 giugno. Il mini summit a quattro a Roma, insieme al leader spagnolo Rajoy, potrebbe riservare sorprese

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