Economia

Crisi, i giorni caldi dell'Europa

Dopo il venerdì nero, inizia una nuova settimana di passione per Italia, Spagna, Grecia. Mario Monti rassicura: "conta l'economia reale". Ma i mercati sembrano non credergli

Bucarest, gennaio 2007: si festeggia l'ingresso della Romania nell'Unione Europea

Conta l’economia reale. Ovvero ciò che realmente si produce, gli accordi commerciali, i fatti. Non la speculazione in Borsa, il saliscendi di azioni e spread. Conta anche quello certo, ma a fare la differenza è la prima economia, quella con cui il premier Mario Monti dalla Russia, dove sta negoziando sei accordi bilaterali per le imprese italiane, sta cercando di convincere i mercati internazionali che quanto accaduto nell’ultimo venerdì nero sui mercati ha poco a che vedere con quanto realmente il Paese sta cercando di fare: crescere.

Difficile convincere i mercati, con l’euro al minimo nel cambio con le valute asiatiche e con il dollaro (1,21), lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi che venerdì ha nuovamente rotto la soglia dei 500 punti, gli appelli dalla Germania che per voce del ministro dell’Economia Philipp Roesler, ha affermato ieri che “l’uscita della Grecia dall’euro non rappresenta più da tempo uno spauracchio”.

Affermazione che fanno eco alle voci che vogliono il Fondo Monetario internazionale pronto a bloccare gli aiuti ad Atene costretta a chiedere tra 10 e 50 miliardi di euro in più per adempiere agli obblighi assunti di ridurre il debito al 120% del pil entro il 2020.

Insomma, la tensione è alta. Le uniche parole dure, forti e decise in direzione pro-euro sono arrivate sabato da Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea che ha chiaramente dichiarato come la tenuta dell’euro sia fuori discussione, che la moneta unica è “irreversibile” e che la Bce farà tutto il necessario per evitare una sua disgregazione.
Sperando che faccia presto.

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