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Euro

Crisi, e se per risolverla stampassimo euro?

Nel giorno dell'incontro Obama-Merkel gli esperti di Borsa chiedono alla Bce di agire

Incontro al G20 di oggi (Credits: ANSA)

Ha tenuto col fiato sospeso il mondo, ma alla fine era solo un dettaglio. Il voto greco, quello che ha deciso il colore del Parlamento della Cenerentola sull’Egeo, appare già come un ricordo che scolorisce, in fondo al cassetto. Abbassare la guardia sulla crisi sovrana quella invece non si può. Mentre Fitch ha messo in stand by l’ascia di guerra, posticipando una possibile bocciatura sui Paesi di Eurolandia, stanotte Mister Obama incontrerà i leader europei accorsi a Los Cabos.

I lavori per erigere un piano di emergenza continuano no stop. Perché disinnescare le mine per la sopravvivenza dell’euro è impresa lunga e tortuosa. “Richiede scelte coraggiose da parte della Germania”, dice a Panorama.it da Francoforte Lorenzo Carcano, gestore di Metzler. Quali? “Stampare euro; finché non lo faranno, saranno i mercati a punirci oltremodo”, risponde un sales. Fine della storia. Tutto il resto, a questo punto, è quasi noia.  

Non ha più il volto di Atene la grande paura. E’ dalla Spagna, Irlanda, Portogallo, Olanda e anche Italia, additata nel pomeriggio come a un passo da una bocciatura, che da oggi bisogna guardarsi le spalle . Anche se Fitch ha dissimulato in un primo momento, segnalando che la pressione sui rating dei paesi dell'Eurozona si è ridotta dopo l'esito del voto in Grecia, poi ha corretto il tiro.

Con quel “E’ improbabile che la gravità della crisi sistemica che sta inghiottendo l'Eurozona diminuisca fino a quando i leader europei non articoleranno una credibile road-map”, ha scoperto le sue carte sul tavolo. Un’altra nottata di fuoco attende l’Europa. Il presidente degli Stati, Barack Obama, vola al G20 in Messico . Lì incontrerà la cancelliera tedesca, Angela Merkel, poi gli altri leader europei per fare il punto sulla situazione.

Non serve contare i minuti per capire che “l’incertezza è altissima e che gli investitori sono nervosissimi in quanto servono risposte politiche”, come dice Lorenzo Carcano, gestore di Metzler basato da 16 anni a Francoforte. E’ convinto che “anche se non siamo ancora arrivati al punto di non ritorno, la Germania dovrà allentare la corda”. “Negli ultimi vent’anni non è stato facile per i tedeschi conquistare il primato nell’economia di cui godono oggi, ma adesso serve coraggio”, è il succo del suo discorso.

Cosa fare? “Abbiamo bisogno di stampare euro in quanto ogni altra contromisura non funziona”, risponde un sales di una prima banca d’affari. E rincara ancora la dose. “Non funzionano i salvataggi come nel caso della Grecia, perché richiedono un’austerity massacrante che provoca depressione”. Tanto meno a suo avviso funzioneranno gli aiuti senza una contropartita specifica, come nel caso delle banche spagnole, perché la spirale deflattiva non si ferma.

Niente da fare nemmeno per i meccanismi di condivisione del debito, i tanti acclamati Eurobond, “perché la Germania non li vuole” o l'ERF, il fondo che permette di condividere il 60% del debito in eccesso sul Pil. Il punto fermo resta sempre e solo uno: “Ci stiamo illudendo di poterci risollevare da una voragine debitoria con politiche convenzionali, o semi-convenzionali come le aste di liquidità, LTRO, la verità è che bisogna stampare”. Peccato che se come riportato dal giornale tedesco Bild, Obama, Monti, Hollande e Rajoy vogliono i soldi tedeschi è questa l’aria che tira in Germania. La diplomazia dovrà farne di strada. Se la crisi dell’euro gliene concederà.

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