Economia

Crisi dell'euro, anche i mercati possono sbagliare

Il voto greco significa che l’euro è salvo? Sì e no. Ecco perché

Il voto greco significa che l’euro è salvo? Sì e no. La costituzione di un governo greco pro euro è una condizione necessaria, ma non è sufficiente. Tanto è vero che i cosiddetti mercati hanno continuato come prima. Ma, allora, a cosa è servito il voto di domenica 17 giugno? Sostanzialmente a due cose: guadagnare tempo e consentire alla politica europea, se fosse disposta a farlo, di trovare una soluzione di compromesso che, senza smentire interessi nazionali e posizioni lungamente (e qualche volta caparbiamente) difese, consenta a tutti di uscirne dignitosamente e fare ripartire la macchina europea. Se i mercati non credono all’Europa, non bisogna inseguirli, ma fare capire agli operatori economici che i mercati sbagliano. Probabilmente non ha senso litigare ancora sugli eurobond, ma è utile non fare mancare la liquidità e avviare un meccanismo di gestione comune delle passività bancarie. Ma, prima di tutto, bisogna rivedere la catena del comando, per renderla efficiente. Non a caso, quando Winston Churchill divenne primo ministro, nel 1940, la prima cosa che fece fu decidere chi decideva. Forse non fu per questo che vinse la guerra, ma se non l’avesse fatto l’avrebbe sicuramente persa.

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