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Economia

Monti tra gli emiri a caccia di soldi

Gli investimenti di fondi sovrani in Italia sono raddoppiati nel 2012 a 1,5 miliardi. Nasce una joint venture tra Cassa depositi e prestiti e Qatar Holding in nome del made in Italy

Il premier Mario Monti, a sinistra, parla con l'emiro del Kuwait, Sabah Al Ahmad Al Jaber Al Sabah (Lapresse)

Più che un viaggio istituzionale, quello del premier Monti nella penisola arabica è una vera e propria caccia agli investitori. E di quelli che contano: dove comandano gli emiri i soldi di certo non mancano. Per dirne una, il patrimonio in mano ai fondi sovrani dei paesi arabi è stimato a oltre 1.000 miliardi di dollari, quasi quanti il nostro debito pubblico.

E di molti soldi ne ha certamente bisogno il sistema produttivo italiano per risollevare la testa e tornare a crescere, dopo la stretta al credito decisa dalle banche e i magri finanziamenti da parte dello Stato.

Il premier ha messo le vesti del venditore per convincere i potenziali acquirenti in Kuwait, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti, spiegando che "le valutazioni degli asset sono ai minimi storici" e che, quindi, oggi in Italia si "compra a buon mercato" di tutto, dalle azioni all’immobiliare. Se l'Italia si rimette in carreggiata, questi asset sono destinati a rivalutarsi, la sua promessa.

Tuttavia, anche se le doti non sembrano essere pari a quelle del suo predecessore (molti osservatori non gli hanno perdonato la mezza gaffe sul futuro incerto del nostro paese dopo il suo mandato), qualcosa Monti è riuscito subito a portare a casa: una joint venture tra il Fondo Strategico Italiano, controllato dalla Cassa depositi e prestiti, e la Qatar Holding per investire nel nostro paese.

Si chiamerà "IQ Made in Italy Venture" e avrà un capitale complessivo fino a 2 miliardi di euro, versato pariteticamente da FSI e QH nel corso dei primi 4 anni, con un capitale iniziale di 300 milioni.

Del resto l'emiro, il quale in Europa risulta tra i maggiori azionisti tramite il fondo sovrano Qia di gruppi quali Volkswagen (Germania), Shell (Olanda – Regno Unito), Iberdrola (Spagna ), Energias de Portugal (Portogallo), ha già dato prova di apprezzare i nostri marchi con la recente acquisizione del 100% di Valentino per 735 milioni di euro.

E non è il solo: la presenza dei fondi sovrani in Italia è raddoppiata, passando dai 650 milioni investiti nel 2011 a 1,5 miliardi di euro di quest'anno, tanto che oggi sono presenti nel 36% delle società quotate italiane secondo un recente studio di Mps. Ma si tratta ancora di un rivolo rispetto a quanto hanno investito nello stesso periodo in Spagna (8,4 miliardi) e in Francia (3,7 miliardi).

Senza contare che il patrimonio gestito dagli stessi a livello globale negli ultimi cinque anni è cresciuto nonostante la crisi da 2.000 a 5.000 miliardi di dollari passando dal 3 al 6% del Pil mondiale.

Insomma, non è proprio il momento di restare a guardare: c'è una montagna di soldi che presto potrebbe in parte riversarsi anche sul nostro Paese, soprattutto se deciderà di vendere alcuni dei suoi gioielli più ambiti, Finmeccanica e Snam Rete Gas in testa.

Non è poi da sottovalutare la maggiore dinamicità mostrata proprio dai paesi OPEC (di cui fanno parte Kuwait, Qatar, Omar ed Emirati Arabi Uniti) rispetto agli altri nostri partner commerciali.

Nei primi nove mesi del 2012 secondo l’Istat (qui i dati), di fronte a un Europa che arranca questi paesi hanno registrato percentuali significative sia sull’import (+18%) sia sull’export (13,3%), piazzandosi dietro alle tigri del Sud - Est asiatico e agli Stati Uniti.

Certo di mezzo c’è il petrolio (+1,28% la variazione dell’import a settembre). Tuttavia i paesi arabi rappresentano anche dei mercati da non sottovalutare per molte Pmi nostrane, soprattutto quelle produttrici di beni al consumo: a settembre l'export di articoli sportivi, giochi, strumenti medici, strumenti musicali, in un contesto mondiale di crisi, ha segnato un modesto, ma pur significativo +0,21%.

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