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Economia

Marchionne-Monti, prove di dialogo (immaginario) sul futuro di Fiat

Cosa si diranno domani il numero uno di Fiat e il capo del Governo, i ministri Passera e Fornero

Sergio Marchionne e Mario Monti nel cortile di palazzo Chigi, Roma, 16 marzo 2012. (Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

"Sergio, mettiti nella mia posizione: dopo il Sulcis, dopo l’Alcoa, il Paese non reggerebbe un’altra batosta, non puoi chiudere nessun altro stabilimento Fiat, già Termini Imerese è stata un’autentica cattiveria".

"Mario, ma cosa dici? Cattiveria? Una vecchia fabbrica arrugginita, produttività da Terzo Mondo! Non si poteva che chiudere. Adesso, ti capisco, altre chiusure sarebbero un guaio, ma io ci provo a non chiudere, però non posso pagare per i pasticci che hanno fatto questi qui, questi Agnelli, negli Anni Ottanta e Novanta: se vogliamo salvare la baracca tu devi aiutarmi. Convincili tu, quelli a Bruxelles, sei stato un loro capo, ti ascoltano. Parla con Angela, spiegale che anche i suoi la stanno imbrogliando, di questo passo anche la Volkswagen andrà a rotoli".

Sarà fantafinanza, o fantapolitica, ma se Mario Monti e Sergio Marchionne, domani, potessero parlarsi senza filtri, senza freni inibitori, il loro dialogo somiglierebbe molto a questo. Anzi, davvero, proviamo a prevederlo: cosa chiederà Marchionne a Monti? Cosa risponderà Monti a Marchionne? Come interloquirà Corrado Passera, il ministro dello Sviluppo? E che dirà Elsa Fornero? Parleranno di un piano in due fasi (prima le misure per garantire l'occupazione, come la cassa integrazione in deroga, e poi un piano di sviluppo industriale). Ma quali dialoghi si sentirebbero incrociare, domani nel salone di presidenza a Palazzo Chigi, se tutti potessero essere sinceri? Questi che vi proponiamo.

Sergio Marchionne: "Mario, quando hai parlato agli industriali a Milano – era il marzo scorso – tu hai detto che la Fiat aveva il diritto-dovere di investire dove le sembrava più conveniente. Bene, quindi sei d’accordo con me: se in Italia non conviene, si va via. È già molto se non ho ancora chiuso nessun’altra fabbrica dopo quella giù in Sicilia".

Mario Monti: "Ma io contavo sul fatto che tu avresti investito! Caspita, due anni fa promettesti venti miliardi! Non me ne lasci neanche cinque? Io ho la responsabilità di questo Paese, vedo la luce in fondo al tunnel, non puoi defilarti così"

S.M.: "Ma allora devi aiutarmi, darti da fare anche tu!".

M.M.: "Io lo so cosa vuoi, vuoi che io vada da Barroso e lo convica a varare un piano di interventi europei per la riduzione della capacità produttiva nell’auto, come facemmo a suo tempo con l’acciaio. Bravo, diglielo tu! Appena sente parlare di una cosa del genere, la Merkel gli salta addosso, a Barroso e a me: i suoi le assicurano che è la Fiat, che è la Peugeot a non avere i modelli giusti e che per questo perdono quote di mercato, e che bisogna vedervi chiudere, così la Volkswagen va uber-alles! Figurati se accetteranno mai di chiudere loro! Ma cosa dici! Angela mi toglierebbe il saluto. Rimetterebbe in discussione il fondo salva-stati!".

S’inserisce Elsa Fornero: "E poi, Sergio, renditi conto: abbiamo fatto una riforma del mercato del lavoro che rappresenta, lo dico con un po’ di commozione, una punta avanzata in Europa, abbiamo reso flessibile l’uscita dal lavoro, abolito l’articolo 18...".

S.M.: "Balle, Elsa. Chiedi a Mario, tuo marito, fatti rifare i conti. E pensa che quelli della Fiom, quel Landini lì, il rosso, ci ha fatto 70 cause. In Italia mi odiano, a Detroit mi applaudono".

E.F.: "Ma mio cognato Enrico Deaglio mi dice che ti comporti come un padrone delle ferriere. Non fare il maschilista e rispondimi!"

S’inserisce Corrado Passera: "Dottor Marchionne, ricorderà che quando la Fiat non restituì il covertendo e l’azionariato avrebbe dovuto veder diluita la quota delle finanziarie di famiglia e le banche salire alla guida..."

S.M.: "Scusi, ministro, io qui parlo di auto, di industria, di quelle robe lì ne parli qui con Jaki. Jaki, rispondi al ministro!".

Interviene John Elkann: "Ho detto a monsignor Nosiglia che la Fiat non lascerà Torino. Stiamo cercando un attichetto al Valentino per tener l’ufficio di rappresentanza, una foresteria con la perlinatura, sa quella bella di tek, per quando io e Lapo veniamo giù dalle veleggiate e dalle sciate...".

S.M.: "Vabbè, John, lascia stare, ne parliamo dopo a casa... Ti ripeto, Mario: io non voglio mandar via nessuno, ma devi capire anche me: Barak mi ha dato un pacco di miliardi di dollari, mi ha dato dollaroni veri, da farci un all-in a poker: a dei tassi da strozzino ma me li ha dati, capito? Tu cosa mi dai?".

M.M.: "Sergio, quando c’era l’Avvocato, però, non li trattava in questo modo, i presidenti del Consiglio. Dai, riconoscilo: e poi, anche quel pulloverino, quando sei andato al Quirinale da Napolitano, il presidente, che al cerimoniale ci tiene, si è un po’ risentito. Insomma: devi investire. Non puoi andartene".

S.M.: "Va bene, Mario, l’ho già detto a Ezio Mauro, lo ripeto a te: mi impegno, ma non posso farlo da solo. Ci vuole anche un impegno dell'Italia. Io la mia parte la faccio, non sono parole".

M.M.: "Ho capito. Ne parlerò con Angela. Quando viene a Ischia per le terme, so che chiede sempre di avere come taxi una vecchia Ritmo. In fondo, e una sentimentale. Speriamo capisca".

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