Lavoro

Pensioni, perché quelle italiane sono le più tassate d'Europa

Secondo Confesercenti, chi si è ritirato dal lavoro in Italia paga più imposte dei dipendenti e molto di più degli altri anziani del Vecchio Continente. Ecco il motivo

Manifestazione sindacale dei pensionati – Credits: Guido Montani/ansa

Circa 118 euro al mese in meno, rispetto al 2008. E' la perdita di potere di acquisto subita in media dalla maggior parte delle pensioni italiane, che in sei anni sono state rosicchiate da tagli e tasse di vario tipo. A rivelare il dato nei giorni scorsi è stato il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, in occasione dell’annuale incontro estivo dei pensionati della sua organizzazione.

Parlando alla platea, Venturi ha sottolineato come l'Italia sia l'unico grande paese in Europa in cui i pensionati pagano spesso più tasse dei lavoratori dipendenti. Esempio: chi riceve dall'Inps un assegno inferiore a 3 volte il trattamento minimo (cioè meno di 1.500 euro lordi al mese) deve sborsare 131 euro in più di imposte rispetto a un dipendente che ha un reddito di uguale importo.

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Quando parlava di tasse, il presidente di Confesercenti si riferiva probabilmente soprattutto all'irpef (l'imposta sulle persone fisiche) che in Italia incide di più sui redditi di chi è già a riposo che non sui compensi da lavoro. Per quale ragione? Semplicemente perché, nel nostro sistema fiscale, i dipendenti godono di detrazioni fiscali maggiori rispetto ai pensionati. La differenza è di qualche centinaia di euro all'anno e si è accentuata ulteriormente dopo che il governo Renzi ha introdotto il Bonus Irpef, cioè il taglio alle tasse sui salari di 640 euro all'anno, concesso a 10 milioni di lavoratori ma non ai pensionati.

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Ma c'è un altro dato che merita di essere messo in evidenza. La perdita del potere di acquisto delle pensioni, a cui ha fatto riferimento Venturi, è dovuta in parte anche al blocco della perequazione automatica, cioè alla mancata indicizzazione al costo della vita degli assegni Inps superiori a circa 1.400 euro lordi al mese, decisa nel 2012 dal governo Monti ed eliminata parzialmente soltanto dal 2014. Con questo mix di tagli e tasse, dunque, gli assegni pensionistici non sono riusciti a tenere testa all'aumento del costo della vita, seppur tenue, registratosi negli ultimi anni in Italia.

Nell'Europa dell'austerity, invece, i governi hanno pensato almeno a non tartassare gli anziani. Oggi, infatti, un pensionato che guadagna meno di 1,5 volte il trattamento minimo (cioè non più di 750 euro lordi al mese) in Spagna, Gran Bretagna, Francia e Germania non paga imposte sui redditi, mentre in Italia subisce un prelievo del 9,17%. Nel caso degli assegni superiori a tre volte la minima, cioè a circa 1.500 euro lordi al mese, il divario con l'Europa aumenta. Le rendite che oltrepassano questo importo, infatti, nel nostro paese sono soggette a una tassazione media di ben 4mila euro all'anno, contro gli appena 39 euro della Germania.

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