Lavoro

Ripresa, ecco il programma di imprese e sindacati

Confindustria, Cgil, Cisl e Uil chiedono al governo meno fisco, investimenti in innovazione e più spending review

Da sinistra, Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni, segretari rispettivamente di Cgil, Uil e Cisl (Credits: Imagoeconomica)

Dopo il clamore suscitato dai provvedimenti su Imu e service tax, c’era da aspettarselo che a scendere in campo sarebbe stato il fronte del lavoro e dell’occupazione. Un fronte rappresentato in maniera quanto mai autorevole da Confindustria e sindacati che ritrovano un’unità di intenti che non si vedeva da tempo. Ad aziende e lavoratori infatti non sembra proprio essere andato giù il fatto che il governo abbia concentrato attenzioni e risorse su un argomento come quello della casa lasciando in maniera fin troppo evidente in secondo piano il tema fondamentale della ripresa economica.

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E allora ecco quello che è stato già ribattezzato il patto di Genova, città dove ha preso forma l’iniziativa. Si tratta di un documento firmato appunto da Confindustria e da Cgil, Cisl e Uil, che mette in fila una serie di richieste precise rivolte al presidente del Consiglio Enrico Letta, in vista delle definizione della Legge di stabilità del prossimo autunno. Obiettivo principale: la citata ripresa economica, con al centro il tema fondamentale del lavoro.

Questi i punti fondamentali sottoscritti da Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, e da Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, rispettivamente segretari di Cgil, Cisl e Uil.

Un fisco meno oneroso
Al primo posto di questa sorta di agenda della ripresa, imprese e sindacati hanno evidenziato il tema della pressione fiscale. Si chiede espressamente al governo di trovare le risorse per alleggerire il carico che grava su aziende e lavoratori. Il documento chiede innanzitutto regole più trasparenti e più certe, che facilitino il rapporto tra contribuenti e fisco. In secondo luogo un taglio del cosiddetto cuneo fiscale, ossia della tassazione che grava sui redditi da lavoro. Si chiede inoltre, in prospettiva di sviluppo futuro, di rendere strutturali le misure per la detassazione della produttività.

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Una cabina di regia che guidi la ripresa
Il secondo tema affrontato dal documento presentato da Confindustria e sindacati è quello delle politiche industriali. Da anni e anni ormai si invoca in Italia la definizione di presici programmi di sviluppo industriale che possano fungere da faro nell’attività delle imprese. Quello che si chiede ora, a maggior ragione in un periodo di crisi come quello attuale, è una cabina di regia unica che possa fare le scelte opportune per condurre il Paese fuori dalle secche della crisi. In questo senso imprese e lavoratori sollecitano l’adozione di provvedimenti che incentivino gli investimenti in innovazione, che creino nuovi spazi per il credito all’impresa e che portino a un taglio sostanzioso del costo dell’energia, un fattore quest’ultimo che vede le nostre imprese nettamente sfavorite rispetto alla maggior parte dei concorrenti stranieri.

Spesa pubblica sotto controllo
Da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, è giunto poi l’ennesimo appello a riformare la Costituzione, adottando una serie di misure che vadano sempre più verso il contenimento degli sprechi pubblici. Numerose le richieste messe in fila in questo ambito. Si va dall’abolizione delle Province al ridimensionamento del numero dei piccoli Comuni, dall’istituzione delle Città metropolitane alla riduzione dei ruoli politici elettivi. In generale poi, imprese e lavoratori, ribadiscono la necessità di puntare ad una pubblica amministrazione più snella e più efficiente, che, grazie ad una efficace spending review, liberi risorse da poter riversare nel mondo del lavoro creando occupazione. In questo senso fondamentale potrebbe essere la revisione del Capitolo V della Costituzione che riaffidi al governo centrale le decisioni su materie di particolare rilevanza nazionale, come le infrastrutture, l’energia, le comunicazioni e il commercio estero.

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