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Lavoro

Cuneo fiscale: due ricette per tagliarlo (di poco), tra detrazioni irpef e incentivi alla produttività

Per ridurre il divario tra le retribuzioni lorde e i salari netti dei lavoratori, il governo deve scegliere tra le proposte dell'ex-ministro, Renato Brunetta e quelle del centrosinistra

L'ex ministro renato Brunetta e la responsabile del welfare, Elsa Fornero (Credits: Giuseppe Lami/Ansa)

Appena 2 miliardi di euro. E' il tesoretto a disposizione del governo per ridurre il cuneo fiscale, cioè il divario (molto alto in Italia) tra le retribuzioni lorde pagate dalle aziende ai propri dipendenti e i salari netti percepiti dai lavoratori in busta paga, che sono divorati da una montagna di tasse.

LE ALTE TASSE SUL LAVORO IN ITALIA

I soldi a disposizione del governo  derivano tutti dal mancato abbassamento dell'irpef, deciso nelle settimane scorse dall'esecutivo, che lo aveva messo in programma con la Legge di Stabilità per poi rinviarlo a data da destinarsi. Visto che l'irpef non verrà diminuita, Monti e i suoi ministri avranno a disposizione un po' di risorse in più: una parte dei soldi servirà per non aumentare l'iva sui beni di prima necessità mentre un'altra fetta (cioè 2 miliardi di euro) verrà usata, appunto, per alzare  i salari netti degli italiani e per ridurre il costo del lavoro.

IL DIETROFRONT DEL GOVERNO SULL'IRPEF  

A ben guardare, però, il governo non ha ancora deciso che strada percorrere e si barcamena tra due proposte diverse, che arrivano dai banchi della maggioranza che lo sostiene (Pdl, Pd e Terzo Polo). Una è quella avanzata dall'ex- ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, l'altra arriva invece dal centrosinistra, per bocca del senatore del Pd, Pier Paolo Baretta. Ecco, nel dettaglio cosa prevedono.

LA PRPOSTA BRUNETTA.

L'ex-ministro della funzione pubblica, che è uno degli artefici del mancato aumento dell'iva, sarebbe propenso a dirottare i 2 miliardi di euro disponibili verso gli incentivi sui salari di produttività, per i quali il governo ha già messo sul piatto 1,6 miliardi. In totale, le risorse disponibili arriverebbero così a 3,6 miliardi, attraverso i quali si potrebbero stanziare un po' di incentivi fiscali per quelle aziende che investono nell'innovazione o che premiano la produttività dei dipendenti attraverso degli aumenti salariali. E' un'idea che nei mesi scorsi è stata caldeggiata anche dall'attuale ministro del welfare, Elsa Fornero , che ha ricevuto però uno stop dal premier Mario Monti per mancanza di risorse.

IL NEGOZIATO TRA IMPRESE E SINDACATI SULLA PRODUTTIVITA'

Gli incentivi alla produttività sono tuttavia legati a doppio filo a un negoziato in corso tra i sindacati e Confindustria, che non ha ancora sortito alcun effetto positivo. Le parti sociali si stanno infatti confrontando da tempo sulla riforma dei contratti aziendali, che dovrebbero sostituire in parte quelli collettivi nazionali, per consentire alle imprese di premiare meglio i dipendenti più produttivi. Il governo, tuttavia, ha detto di non essere disponibile a mettere sul piatto nemmeno un centesimo per detassare i salari di produttività, se il negoziato tra le imprese e i sindacati non si concluderà positivamente.

LA POSIZIONE DEL CENTROSINISTRA.

Il Partito Democratico sembra invece sponsorizzare una soluzione più immediata per far crescere i salari. L'idea è di destinare gran parte dei 2 miliardi disponibili a un aumento delle detrazioni sull'irpef per i figli a carico e per il lavoro dipendente. Oggi, infatti, tutti i contribuenti con “prole” ottengono uno sconto sulle tasse da pagare che arriva sino a 800 euro all'anno per il primo figlio a carico (900 euro per i minori di 3 anni). Chi ha un contratto di lavoro dipendente, invece, ottiene una detrazione irpef  che è inversamente proporzionale ai redditi (è più alta per chi guadagna di meno) e può superare anche i 1.800 euro all'anno. Innalzando le soglie delle detrazioni, salirebbero anche anche i salari  dei lavoratori, al netto delle tasse (seppur soltanto di qualche decina di euro al mese).

Con queste misure, tuttavia, aumenterebbero soltanto le retribuzioni nette ma non scenderebbe il costo del lavoro lordo pagato dalle imprese. Di conseguenza, non è escluso che il governa decida anche un taglio dell'irap (l'imposta sulle attività produttive) soprattutto per le aziende che investono nell'innovazione. Il provvedimento scatterebbe però dal 2014, quando le risorse sul piatto saranno maggiori.

TAGLIO MARGINALE.

Qualunque sia la strada intrapresa dall'esecutivo guidato da Mario Monti, una cosa resta certa: i soldi a disposizione sono veramente pochi. Secondo le stime delle imprese, infatti, il tesoretto di 2 miliardi basterebbe per tagliare il cuneo fiscale di appena lo 0,5%. Si tratta di una gocia nel mare visto che, in Italia, il divario tra il costo del lavoro lordo e le retribuzioni nette sfiora il 50% ed è tra i più alti dei paesi industrializzati.

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