Lavoro

Cassa integrazione, cosa cambia con il Jobs Act

Con gli ultimi decreti della riforma del lavoro, arriva un tetto per la durata della cig. Contributi più alti per le aziende che la utilizzano spesso

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Manifestazione di cassintegrati – Credits: Ansa

Sono in arrivo grossi cambiamenti per la cassa integrazione guadagni (cig), un ammortizzatore sociale che in Italia ha una lunga tradizione alle spalle e che è stato modificato con gli ultimi decreti attuativi del Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi

Gli ultimi decreti del Jobs Act


Criteri più stringenti

Potranno  accedere alla Cassa integrazione straordinaria (cigs) soltanto le aziende che stanno vivendo una fase di crisi e di ristrutturazione aziendale o che hanno fatto ricorso già ai contratti di solidarietà, mentre sono escluse quelle che hanno  cessato l'attività o hanno ceduto un ramo d'azienda. Scomparirà la cassa integrazione in deroga che oggi viene utilizzata dalle aziende che non possono più accedere alla cassa e ordinaria e straordinaria (perché hanno già superato i limiti previsti dalla legge). Per la durata della cig (sia ordinaria che straordinaria), la legge fissa dei criteri più stringenti: l'utilizzo di questi ammortizzatori sociali potrà protrarsi per non più di 24 mesi in un quinquennio mobile, mentre per i contratti di solidarierà è stabilito un tetto di 36 mesi. Infine, a partire dal 2017, non sarà più possibile utilizzare la cassa integrazione a zero ore. Sono previste delle semplificazioni nelle procedure di richiesta della cig: l'autorizzazione viene concessa direttamente dall'Inps e non più da organi burocratici come le commissioni provinciali. Per la cassa integrazione straordinaria (cigs) viene meno l’obbligo per l’impresa di comunicare alle organizzazioni sindacali i criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere e le modalità di rotazione.


Jobs Act, come cambia il lavoro in Italia


Il Bonus/malus


I contributi che le aziende pagano per il finanziamento della Cig verranno rimodulati in base al grado di utilizzo di questo ammortizatore sociale. Più duraturo è il ricorso alla cassa integrazione, maggiori saranno i contributi da versare, con un sistema di bonus/malus. In pratica, il contributo ordinario verrà ridotto in linea generale del 10%. Dunque, nelle imprese con meno di 50 addetti, il contributo scenderà dall'1,90% all'1,70% della retribuzione; nelle imprese con più di 50 dipendenti vi sarà un calo dal 2,2% al 2%  mentre nell'edilizia la quota da pagare scenderà dal 5,2% al 4,7% della retribuzione. Contemporaneamente, però, le aziende che ricorrono maggiormente alla cassa integrazione vedranno aumentare i contributi con il seguente schema: per i primi 12 mesi, vi sarà un aggravio pari al 9%  della retribuzione persa che salirà al  12-15% una volta superata la soglia dei 12 mesi di utilizzo.


Estensione alle piccole aziende


I sistemi di integrazione salariale come la Cig saranno estesi, dietro il pagamento di nuovi contributi, a 1,4 milioni di lavoratori fino a oggi rimasti esclusi. Si tratta degli apprendisti e dei dipendenti delle  piccole aziende con un organico compreso tra 6 e 15 addetti. In particolare, verrà creato un Fondo di Integrazione salariale che, a partire dal 1° gennaio 2016, garantirà l'erogazione di un nuovo assegno di solidarietà,  in quelle aziende che concordano coi lavoratori delle riduzioni di orario, per evitare licenziamenti. Entro il 31 dicembre prossimo, è prevista inoltre l'estensione a tutte le imprese con un organico tra 6 e 15 dipendenti dei fondi di solidarietà bilaterali, da istituire in accordo con i sindacati. Si tratta di organismi amministrati dai rappresentanti delle imprese e dei lavoratori, che hanno il compito di erogare degli ammortizzatori analoghi alla cassa integrazione anche nelle piccole aziende.

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