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Economia

Lavoro e produttività: tre consigli al governo Monti

Parla l'economista Carlo Stagnaro (Istituto Bruno Leoni): "bisogna riformare i contratti collettivi in nome della flessibilità e abbattere il cuneo fiscale"

“Se il buongiorno si vede dal mattino, non c'è che da essere pessimisti”. Così Carlo Stagnaro , responsabile dell'ufficio studi dell'istituto di ricerca Bruno Leoni, commenta l'andamento delle trattative tra le parti sociali sul tema della produttività del lavoro.

Secondo Stagnaro, per rendere più competitivo il nostro sistema industriale, il governo dovrebbe muoversi su tre strade parallele che, al momento, appaiono però molto difficili da percorrere. “occorre abbassare il cuneo fiscale con i proventi della spending review, riformare la contrattazione collettiva e aumentare la flessibilità del mercato del lavoro che”, dice Stagnaro, “l'ultima riforma del welfare del ministro Fornero non ha certamente agevolato”.

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO.

Dunque, i risultati ottenuti dal governo in questi negoziati saranno modesti?

Direi che il punto di partenza non è proprio dei migliori.

Per quale ragione?

Innanzitutto perché abbiamo alle spalle una riforma del lavoro, quella voluta dal ministro Fornero, che introduce elementi di flessibilità molto blandi in materia di licenziamenti.

Si riferisce alle modifiche all'articolo 18?

Sì. La legge Fornero lascia molto spazio a un soggetto pubblico, cioè al giudice, nel regolare le controversie sui licenziamenti, che riguardano invece rapporti strettamente privati tra le imprese e i loro dipendenti.

Dunque?

In un mercato del lavoro come quello italiano, che resta fortemente regolamentato, è difficile stimolare la produttività, soprattutto quando ci sono alcune categorie di dipendenti ipergarantiti. In altre parole, bisognerebbe introdurre ulteriori elementi di flessibilità.

Poi?

Occorre rivedere il sistema della contrattazione collettiva del lavoro, che oggi lascia ben poco spazio alla parte variabile del salario, a vantaggio di quella fissa. Per stimolare la produttività, ovviamente, bisogna dare incentivi ai lavoratori: più salario, in cambio di maggiore impegno professionale. E' però difficile riuscirci, se il sistema delle retribuzioni viene rigidamente regolato dall'alto, con accordi negoziali stipulati a livello nazionale.

La concertazione proprio non le piace...

No, perché questo sistema di contrattazione trilaterale, tra governo, imprese e sindacati non ha portato in Italia una politica industriale lungimirante. Il problema del cuneo fiscale, cioè l'enorme divario esistente oggi tra il costo del lavoro lordo e i salari netti, lo dimostra chiaramente.

In che senso?

Il cuneo fiscale, che indirettamente rappresenta un notevole ostacolo alla produttività del lavoro, è il frutto anche della concertazione continua tra la politica, le imprese e i sindacati. In Italia, i governi hanno scelto caricare i salari di una enorme mole di tasse e contributi, per garantire privilegi o finanziare un welfare inefficiente, cioè per per assumere molti dipendenti pubblici, mandare avanti fabbriche o aziende ormai decotte come gli stabilimenti sardi dell'Alcoa o le miniere del Sulcis o per consentire a certe categorie sociali di andare in pensione prestissimo.

Sì, ma come si fa a tagliare il cuneo fiscale?

L'unico modo è utilizzare le risorse derivanti dalla spending review, cioè dalla revisione di tutte le voci di spesa dello stato.  

Ma i soldi a disposizione sono pochi...

Indubbiamente sì. Ed è per questa ragione che occorrerebbe una spending review di ampia portata. Quella messa in cantiere dal governo è un passo avanti ma serve a malapena per non aumentare le tasse, piuttosto che a diminuirle.

ECCO COME LE TASSE DIVORANO I SALARI

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