Economia

Lavoro, come diventare Game Developer

Il primo distinto ricordo che mi viene in mente pensando al mondo dei videogiochi risale alle sfide estive all’”ultimo sangue” a Tetris con mia sorella Paola seduti sul balcone di casa, ai tempi la nostra console di gioco era il mitico Game …Leggi tutto

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(Credits: Jacopo Dagnino)

Il primo distinto ricordo che mi viene in mente pensando al mondo dei videogiochi risale alle sfide estive all’”ultimo sangue” a Tetris con mia sorella Paola seduti sul balcone di casa, ai tempi la nostra console di gioco era il mitico Game Boy.

Pensandoci bene, ricordo anche qualche momento davanti a un Commodore 64, ma non saprei dire di più… Da quei lontani episodi il mondo dei videogiochi si è sviluppato in modo esponenziale e il trend per il futuro rimane più che positivo.

IL CONTESTO IN CUI OPERA

Qualche giorno fa l’AESVI, Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani, ha pubblicato il “Primo censimento dei Game Developer italiani”; i dati dimostrano come il settore registri oggi un valore tra i 57 e i 65 miliardi di euro nel mondo con un tasso medio annuo di crescita dell’11,4% tra il 2006 e il 2011, mentre si stima un ulteriore incremento annuo del 6,4% tra il 2012-2015.

Nell’ultimo triennio il numero di imprese italiane operanti ha subito un incremento del 62% e si evidenzia come l’attività di Game Development si concentri prevalentemente su piattaforme mobile (37%) e su PC (24%). Oltre alla produzione di videogames rivolte ai consumatori, il 65% delle aziende svolge anche progetti B2B per gaming finalizzato ad attività di marketing e comunicazione e attività di formazione.

Ma in cosa consiste la professione del Game Developer?

COSA FA

Il termine Game Developer, lo sviluppatore di videogiochi, racchiude in sè le varie figure professionali che svolgono le molteplici mansioni all’interno di un gruppo di sviluppo come il game designer, il gameplay programmer o 2D artist. In particolare il Game Designer è la figura che si occupa del concepimento di un prodotto videoludico: sfruttando il bagaglio di esperienze vissute in vari contesti di sviluppo, i giochi provati e il background culturale, struttura attraverso dei documenti di design via via sempre più approfonditi ogni aspetto del videogioco, tenendo in considerazione quelle che possono essere le limitazioni dettate dalla scelta a monte di una particolare piattaforma o di un particolare target di utenze.

La preparazione di un videogioco può essere divisa in diverse fasi: partendo dalla definizione delle linee guide che dovrà avere il prodotto che si vuole sviluppare si realizza un documento di Concept, generalmente ad opera dei game designer; una volta approvato si realizza un primo prototipo che dia una reale opportunità di testare la/le meccaniche alla base dell’idea di gioco. Successivamente si passa ad una stesura più approfondita dell’idea di gioco, ovvero del documento di game design, che sarà la base di riferimento per tutti i membri del team di sviluppo per poi mettere mano al codice.

Le principali mansioni in cui opera un game developer possono essere suddivise in:

- programmazione

- grafica

- game design

- management

Ognuna di queste voci può essere scomposta sotto altre categorie di specializzazione, con il passare del tempo si tende infatti a specializzarsi maggiormente in un singolo ambito.

COME SI FORMA

In Italia non esiste al momento un percorso formativo definito; in base a quale ruolo si intende ricoprire all’interno dello sviluppo di videogiochi esistono studi più o meno adeguati: se una persona aspira a diventare un programmatore di videogame è consigliabile un istituto tecnico industriale ad indirizzo informatico e successivamente ingegneria informatica, ma nulla esclude altri percorsi.

Tra le qualità che non possono mancare è necessario avere estrema duttilità e poliedricità con gli ambiti “limitrofi” al proprio, può risultare infatti importante ad esempio per un programmatore assumere competenze di grafica e viceversa; fondamentale risulta inoltre avere la capacità di lavorare in team. Altro elemento ce non può mancare è la passione per questo mondo.

La ricerca AESVI sottolinea come i profili formativi siano principalmente legati alla scuola superiore in ambito scientifico-tecnico; è inoltre da considerare la giovane età degli imprenditori del settore, risulta infatti che oltre il 30% sia sotto i 30 anni.

DOVE LAVORA

In Italia non sono molte le aziende pronte a dare una reale opportunità a chi si avvicina a questo settore, è bene valutare quindi possibili periodi all’estero. Negli ultimi anni si sono sviluppati mercati paralleli soprattutto grazie alla pubblicità e al marketing, quindi è in crescita un certo interesse da parte di aziende di settori collaterali come agenzie pubblicitarie, agenzie di comunicazione e di sviluppo software.

QUANTO GUADAGNA 

In questo settore contano moltissimo gli anni di esperienza, ne consegue che uno sviluppatore alla prime armi può indicativamente preventivare un reddito intorno ai 13.000 €/annui. Accumulando qualche anno di esperienza sarà molto facile vedere raddoppiare o triplicare questo importo, aumentando anche le sicurezze contrattuali. In altri paesi europeri le prospettive sono spesso più “redditizie”.

SITI E BLOG DA SEGUIRE

Tenersi aggiornati è molto importante, sia dal punto di vista di giocatore che da quello di sviluppatore; alcuni siti di riferimento da tenere d’occhio per l’uscita di giochi o di nuove tecnologie sono:

multiplayer.it

www.everyeye.it

www.spaziogames.it

www.ign.com

www.tomshardware.com

L’INTERVISTA

Ho parlato con Jacopo Dagnino, Game Designer e Game Developer presso Forge Reply, divisione videogiochi di Reply.

- mi descrivi in 5 righe il tuo percorso per diventare Game Developer?

E’ stato durante i primissimi anni di scuola superiore, presso un istituto tecnico industriale, che ho cominciato con alcuni compagni a sviluppare, seppure in piccolo, videogame, da prima come esperimenti fini a se stessi e successivamente con la finalità di fare qualcosa che “funzionasse” davvero. Subito dopo il diploma ho fondato una piccola software house: la ElvenTech, che esiste ancora oggi, attraverso la quale ho mosso i primi passi nel mercato videoludico pressoché inesistente in Sicilia nel 2001. In un primo momento la mia piccola azienda si sosteneva con lavori più orientati al web, come siti internet, applicativi web e piccoli giochi sviluppati in Flash. Intorno al 2004, attraverso la testata The Game Machine, pubblicai alcune demo di videogiochi sviluppati interamente da me allegate al DVD della rivista, fu un grande azzardo, mi chiusi in ufficio con alcuni amici/dipendenti e spesi 2 mesi totalmente a fondo perduto per produrre qualcosa di presentabile e soprattutto di originale a tal punto da attirare l’attenzione… colpii nel segno! Grazie ad una piccola avventura grafica chiamata “Berto Adventure” riuscii ad attirare l’attenzione di alcune major, tra le quali Digital Bros, che mi commissionò lo sviluppo dell’avventura grafica ufficiale di Gino il Pollo, una IP molto forte in quegli anni. Da quel punto in poi lavorai per varie aziende del panorama italiano fino a finire in pianta stabile a Milano dove ho lavorato da prima per una piccola e promettente software house chiamata Darkwave Games e poi per l’attuale Forge Reply.

- come hai scoperto questo lavoro?

Fin da piccolissimo, grazie al fatto che mia madre era una professoressa di informatica negli anni ‘80 inizio ‘90, sono stato a contatto con computer di ogni genere e sorta, ed inevitabilmente con i videogiochi. Il mio primo “videogioco” lo sviluppai all’età di 10 anni con il mitico Commodore 64, era una piccola avventura testuale a bivi. Sotto questo punto di vista mi reputo particolarmente fortunato, in un certo senso ho sempre saputo che avrei fatto questo insolito mestiere, ed è ancora oggi quello che sogno di fare “da grande”.

- che tipo di persone incontri durante la tua attività professionale?

Grazie a questo lavoro si incontrano tantissime persone estremamente preparate ed appassionate; in genere in Italia, il denominatore comune di questa categoria di “pazzi” è la frustrazione data dall’instabilità contrattuale a cui siamo costantemente sottoposti, ho visto moltissima gente più che preparata abbandonare il “sogno” di fare videogiochi per scegliere un’attività decisamente più semplice e molto più remunerativa. Dall’altra parte ci sono i clienti, o potenziali tali, che troppo spesso hanno le sembianze di titolari di aziende che un felice giorno si svegliano con l’idea di fare un videogame, senza sapere né come né perché.

- come si svolge una tua giornata lavorativa tipo?

Il mio lavoro si svolge a cavallo tra il mondo B2B e quello B2C, dandomi la fantastica opportunità di lavorare su molte cose quasi contemporaneamente; come Game Designer mi trovo a scrivere tonnellate di documenti concept e a seguire tutto il processo produttivo di quelli che vengono approvati. E’ un lavoro fantastico proprio perché è pressoché impossibile descriverne la giornata tipo, ogni giorno ti ritrovi per le mani progetti diametralmente diversi tra loro, ed ogni volta è una nuova sfida in cui dovrai inventarti qualcosa di nuovo per concludere con successo il progetto. L’aspetto migliore della giornata di un game developer è senza dubbio il contatto con tutti i giovani professionisti che incontri, ognuno dei quali avrà qualcosa da dare e qualcosa da prendere da te, si parla molto e si lavora davvero duro!

- come è considerata questa figura in Italia?

Sembra di cadere nella retorica, ma purtroppo l’Italia ha ancora molta strada da recuperare rispetto alle altre nazioni europee in termini di riconoscimento di professione game developer, qui non esiste un inquadramento che vada oltre lo “sviluppo di programmi per computer” categoria che per altro viene tassata al 21% esattamente al pari di un normale commerciante, che per antonomasia, compra e vende qualcosa, cosa che purtroppo non si può dire di uno sviluppatore di videogiochi, che ha poco da comprare… Per non parlare del fatto che, anche se la situazione va lentamente migliorando, i videogiochi in Italia non sono ancora considerati dagli investitori un mercato sulla quale fare “azienda”, cosa che in altre parti del mondo (vedi America) rappresenta una fetta di mercato talmente grande da superare quella del cinema.


- come ti aggiorni, ci sono libri ad hoc o corsi? 

Per quanto riguarda il mercato videoludico, essendo il tempo per giocare i videogiochi è sempre più limitato, mi ritrovo molto spesso a tenermi aggiornato con i principali siti di riferimento di settore. Per lo sviluppo personalmente mantengo un approccio molto pratico, leggo moltissima documentazione tecnica e la metabolizzo immediatamente sviluppando piccolo prototipi di tech demo in autonomia, per rendermi conto dei limiti in cui si può spingere una determinata tecnologia.

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