Euro

Spread ai minimi, i motivi

La differenza tra quanto rendono i Btp italiani a dieci anni rispetto a quelli tedeschi è scesa a 241 punti, il minimo degli ultimi due anni. Perché la nostra economia migliora? In parte: è l'Europa a migliorare e la Germania a essere sempre meno un rifugio

La sede della Bce a Francoforte (BORIS ROESSLER/AFP/Getty Images)

È quasi ferragosto ma lui, lo spread, non ci molla. Anzi. Resta lì sulle prime pagine dei giornali, dei servizi in tv, alla radio. La notizia è questa: è sceso fino a 241 punti, moltissimo, mai era sceso così in basso negli ultimi due anni, dal 22 luglio 2011. Il dato, che misura la differenza in punti tra quanto rendono i titoli di Stato italiani a dieci anni rispetto a quelli tedeschi di analoga durata, è significativo. Più lo spread scende, più l'italia e il suo debito vengono considerati "sicuri" (il confronto con la Germania si fa perché è il Paese più "virtuoso"). Più (in teoria) gli investitori stranieri hanno convenienza e sicurezza nel comprarlo e quindi nel finanziare lo Stato. 

Quindi, se lo spread scende, buon segno.

A dare un'altra spallata positiva è stata l'asta dei nostri titoli di Stato, i Bot; ieri sono stati venduti tutti i 7,5 miliardi con un tasso medio sceso all'1,053% dall'1,078% di luglio, mentre i titoli a dieci anni hanno un rendimento al 4,15% ben lontano da quella soglia pericolosa del 7% di un paio di anni fa considerata il punto di non ritorno per uno Stato (fallimento vicino).

Insomma, buone notizie? In parte. Se lo spread scende, infatti, è certo perché migliora la situazione italiana ma può essere anche perché peggiora quella tedesca. E questa volta è così.

Il rendimento dei titoli decennali di Angela Merkel è salito ai massimi nell'ultimo mese, all'1,74% (badate bene, quello italiano è al 4,15%...). In pratica il rendimento dei titoli tedeschi è cresciuto dell'8,9% in un mese. Il dato è ancora più significativo se si pensa che fino a un anno fa circa, gli stessi titoli rendevano meno di niente. Sì, gli investitori erano disposti a investire nell'economia tedesca e nel suo debito (tanto era considerato un Paese sicuro) in cambio di un rendimento negativo. Mettere 10 per riavere 9. E questo perché altro da fare non c'era. E perché in molti hanno provato a investire sul crollo dell'euro e sulla rivalutazione di un'eventuale rinascita del marco tedesco.

Ma questa è una storia ormai passata. Oggi l'Europa dà segnali di aver quantomeno rallentato la discesa. E gli analisti si aspettano un netto miglioramento nel secondo trimestre del 2013 con un pil in crescita di almeno lo 0,2%. La Bce di Mario Draghi continua a iniettare soldi, promette di mantenere i tassi bassi. In molti si aspettano che alla riunione del prossimo 22 settembre taglierà ancora i tassi e inietterà nuova liquidità per le banche.

La Francia dichiara per la prima volta di essere uscita dalla recessione, l'Italia no ma la diminuzione del Pil nell'ultimo trimestre è stata inferiore rispetto ai trimestri precedenti. Insomma, queste buone notizie fanno venire meno la necessità di investire in porti stra-sicuri come la Germania (oltretutto con rendimenti negativi), e dunque riaprono nuovi scenari: tornare a guardare ai Btp italiani o, perché no, a quelli spagnoli.

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