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Mario Draghi e l'ottobre caldo dell'Europa

Tassi fermi e azioni per riaprire i rubinetti del credito delle banche verso le imprese. Ma la reale efficacia delle misure della Bce si vedrà solo da settembre

Mario Draghi, presidente Bce – Credits: ANSA

Nessuna modifica ai tassi d’interesse, come da previsioni, ma una speranza precisa. La Banca Centrale Europea (BCE) spera che con le azioni presentate in giugno per riattivare i canali del credito siano sufficienti. La politica monetaria fatta di tassi prossimi allo zero e finanziamenti a pioggia per le banche della zona euro, almeno in teoria, dovrebbe dare i suoi frutti già a partire da settembre. Eppure, le incognite sono diverse, così come i possibili shock esogeni. Le ripercussioni dell’exit strategy della Federal Reserve potrebbero infatti impattare in modo significativo.

Mario Draghi, durante la conferenza stampa dopo il Consiglio direttivo della BCE di luglio, non ha nascosto che qualcosa ha iniziato a muoversi nel ciclo del credito. È però ancora presto per dire che il miglioramento è consolidato. Dello stesso parere è anche Société Générale. Solo a settembre, secondo la banca francese, si capirà la reale efficacia delle misure della BCE. "C’è un ampio appetito per i prestiti di qualunque natura, anche nell’eurozona, ma la qualità è ciò che gli investitori desiderano", ha scritto SocGen. Su questo fronte, per le banche dell’area euro le prospettive sono opache. La crescita dei Non-performing loan (crediti dubbi, o Npl) è ancora elevata e a un ritmo sostenuto. Gli istituti di credito potrebbero quindi privilegiare l’erogazione di prestiti secondo criteri qualitativi e non quantitativi, vanificando le speranze della BCE.

Quali sono le aspettative per il prossimo autunno? Secondo le stime della BCE, lo spauracchio della deflazione non sarà ancora svanito. Anzi. L’inflazione è vista a quota 0,7% a fine 2014, mentre dovrebbe salire fino all’1,1% nel 2015 e all’1,4% nel 2016. Nel caso di un peggioramento della congiuntura, come ha detto Draghi oggi, la BCE sarebbe pronta a lanciare un programma di acquisto di titoli. Nello specifico, di Asset-Backed Security (ABS), ovvero titoli garantiti da altri asset, come i prestiti commerciali. Non è uno scenario irrealistico. Secondo l’analisi di Bank of America-Merrill Lynch, sono in ascesa le probabilità che la BCE inizi a comprare ABS entro i prossimi 12 mesi.

Tuttavia, la maggiore preoccupazione della BCE, come visto, è un’altra. Dopo il lancio delle operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Targeted Longer-Term Refinancing Operations (TLTRO), di cui oggi sono usciti i dettagli tecnici, l’obiettivo è il rilancio del ciclo del credito nell’eurozona periferica. Il tutto in modo da poter alimentare la domanda interna, che a tutt’oggi resta tiepida e fragile. La possibile richiesta accolta di prestiti tramite le TLTRO è di circa 1.000 miliardi di euro, ma non è detto che questi arrivino all’economia reale. Infatti, come ha ricordato Draghi, c’è il pericolo che questi soldi non siano redistribuiti. Se così fosse, le erogazioni saranno ritirate per la singola banca che non presta e la BCE dovrà provvedere in modo diverso. Come? È questa il quesito più grande. E per ora, come ha ricordato UBS, non esiste una risposta. «Lo scenario potrebbe deteriorarsi ulteriormente, dato che i rischi al ribasso sono elevati per il prossimo autunno, costringendo le banche a non prestare tanto denaro quanto sperato dalla BCE», ha sottolineato la banca elvetica. Più o meno gli stessi concetti espressi dal numero uno della banca, Axel Weber, durante il meeting primaverile dell’Institute of International Finance che si è tenuto a Londra proprio nel giovedì di giugno in cui Draghi ha annunciato le TLTRO.

C’è poi la Federal Reserve. Il Quantitative Easing (QE), secondo le previsioni delle banche d’investimento, dovrebbe esaurirsi entro la prima metà del 2015. Ciò significa che una rilevante parte di liquidità sarà ritirata dai mercati finanziari. Considerati gli attuali flussi di capitale in entrata nell’eurozona, in prevalenza statunitensi, è legittimo attendersi un loro calo. Quanto sensibile, per adesso, non è dato saperlo. Per Deutsche Bank è questo lo spettro maggiore che potrebbe minare alla stabilità dei flussi finanziari verso l’eurozona. «La BCE potrebbe essere costretta ad agire nuovamente, ma gli investitori potrebbero innervosirsi, considerate le aspettative che Draghi ha creato nel corso degli ultimi due anni», ha spiegato Deutsche Bank.

In gioco c’è la credibilità di Draghi e della BCE stessa. Finora la calma sui mercati dell’area euro è stata elevata. Negli ultimi dodici mesi i tassi di rendimento dei titoli di Stato dei Paesi periferici hanno toccato, in diversi casi, il minimo dall’introduzione dell’euro. Ma all’orizzonte, nel caso la bassa inflazione continui o peggiori e nel caso il QE della Fed riduca la liquidità verso la zona euro, ci sono nuove tensioni.

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