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L’austerità non paga, guardate i portoghesi

Lisbona ha applicato con diligenza i piani di risanamento imposti dalla Ue, ma il debito non scende e il paese si prepara a un 2013 assai duro

Credits: Ap Photo/Luisa Ferreira

Dopo l’ultima finanziaria non si può certo più usare l’espressione «fare i portoghesi» per indicare quelli che non amano pagare. Il parlamento di Lisbona ha votato, per il prossimo anno, 4,3 miliardi di euro di nuove tasse, accompagnate da tagli alla spesa statale per 1 miliardo. Per António José Seguro, leader dell’opposizione socialista, si tratta di «una bomba atomica fiscale: i portoghesi dovranno pagare il 30 per cento di tasse in più». Lo sa bene anche il governo, che ha provato a rendere le misure più digeribili con un taglio a tredicesime e quattordicesime: i portoghesi ne riceveranno solo metà, perché il resto sarà spalmato sulle buste paga mensili, per farle sembrare più sostanziose.

È l’inizio di tempi cupi per il più povero paese dell’Europa occidentale, che pure è stato il più diligente nei «compiti a casa» imposti dalla troika Ue-Bce-Fmi ed è il primo ad accorgersi che, in fondo al tunnel dell’austerità, non c’è luce: il debito pubblico, invece di scendere, quest’anno sforerà il 120 per cento; i consumi privati calano (del 5,8 per cento) mentre si avvicina un altro anno di recessione. Non sono cifre che stupiscono, se si considera che nel 2011 (dopo un salvataggio costato 78 miliardi di euro) il Portogallo ha tenuto i conti a bada solo grazie a un escamotage: il trasferimento straordinario di 6 miliardi di euro dai fondi pensione delle banche nelle casse dello stato.

«Ormai il Portogallo assomiglia più alla Grecia che all’Irlanda» dice a Panorama José Tavares, economista dell’Universidade Nova di Lisbona. «L’aumento delle tasse ha depresso l’economia e nessuno sta pensando a fare qualche riforma strutturale. Il governo, che non ha saputo spiegare i sacrifici ai cittadini, ha perso credibilità e l’opposizione non vuole sporcarsi le mani. Tutti vogliamo che la cura funzioni, ma a questo punto il paese oscilla pericolosamente tra due eventualità: essere una storia di successo o un clamoroso fallimento. Si accettano scommesse».

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