Economia

Corea del Nord: come si rafforzano i rapporti commerciali con la Cina

Le esportazioni di Pechino verso Pyongyang sono cresciute del 30 per cento. Tutte le ambiguità nelle relazioni tra i due Paesi

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Il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un - 13 aprile 2017 – Credits: ED JONES/AFP/Getty Images

La tensione nella penisola coreana va avanti da decenni, ma negli ultimi mesi il problema si è fatto più acuto, al punto che molti osservatori ritengono che la possibilità di un conflitto armato sia concreta.

Come contenere la Corea del Nord

La strategia della nuova Amministrazione americana guidata da Donald Trump sembra voler far perno su una collaborazione con Pechino. Il Presidente degli Stati Uniti ha più volte sollecitato i leader cinesi a svolgere un ruolo proattivo, sia attraverso strumenti di pressione tradizionali (le sanzioni alla Banca del Dandong, accusata di fare gli interessi di Pyongyang, sono l'esempio più recente), sia tramite gli ormai famigerati post su Twitter che rappresentano l'ultima frontiera della public diplomacy di Trump. Nell'ultimo in ordine di tempo, ha peraltro riconosciuto che la Cina "ci sta provando" (trying hard), ma fino a un paio di gioorni fa Trump aveva ripetuto fino alla nausea che Pechino aveva volontariamente evitato di sostenere la comunità internazionale nel suo disperato tentativo di freare le velleità nucleari di Kim Jong Un perché più interessata a non mettere in discussione i propri interessi in Asia del Nord.

La Cina fa affari con la Corea del Nord o no?

Il punto è che a Washington si sono ormai convinti che la leva finanziaria possa avere successo solo se la Cina imprimerà una sterzata decisa ai rapporti commerciali con la Corea del Nord. Proprio attraverso Twitter, l'inquilino della Casa Bianca ha reso noto il proprio disappunto per la crescita dell'interscambio tra i due Paesi, rilevando come nel primo trimestre del 2017 sarebbe aumentato quasi del 40%.

Le statistiche sono difficili da verificare in un contesto di scarsa trasparenza come quello dei traffici sino-nordcoreani, ma questa settimana sono stati forniti dati ufficiali dalle autorità doganali cinesi. Secondo questa fonte, il volume del commercio tra Pechino e Pyongyang nel primo semestre di quest'anno è stato pari a due miliardi e seicento milioni di dollari, in crescita del 10% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Il dilemma delle importazini di carbone

C'è chi sostiene che, nonostante la crescita significativa dell'interscambio commerciale tra Cina e Corea del Nord, la prima avrebbe comunque contribuito a far rispettare le nuove sanzioni imposte dalle Nazioni Unite come contromisura al lungo elenco di test missilistici messi a segno dal regime negli ultimi mesi tagliando le importazioni di carbone del 75 per cento. Un dato, questo, che confermerebbe il desiderio cinese di mettere in difficiltà il regime di Kim Jong Un chiudendo i rubinetti alla principale fonte di approvvigionamento di valuta estera a disposizione della Corea del Nord. Anche se, affermano le voci più critiche, il taglio sulle forniture di carbone sarebbe stato un bluff approvato solo per contenere le critiche della comunità internazionale: Pechino, infatti, importa da anni una quota fissa di carbone da Pyongyang. Quest'anno, per evitare problemi, avrebbe ricevuto l'intero ammontare tra gennaio e febbraio.

Le ambiguità di un interscambio in crescita

Nel primo trimestre del 2017 le importazioni in Cina erano cresciute del 18 per cento, mentre il dato complessivo sul semestre parla di un calo del 13 per cento. Allo stesso tempo, però, le esportazioni cinesi sono cresciute, e non di poco: quasi il 30 per cento in sei mesi. Sono numeri che riflettono il delicato gioco di equilibrismo che sa conducendo Pechino: da un lato, tenere a bada un vicino che è pur sempre un alleato anche se guidato da una figura imprevedibile come Kim Jong-un; dall'altro, portare avanti i propri interessi senza scontentare troppo gli Stati Uniti, Paese con il quale la partita è aperta su molti e delicati fronti.

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