Economia

Ecco come la Spagna ha superato l'Italia

La ricetta: il supporto al sistema bancario da parte della Troika, la riforma del lavoro e delle pensioni e tagli complessivi per 65 miliardi in due anni. Ma resta qualche dubbio

Paolo Cerroni – Credits: Imagoeconomica

“Spain is not Uganda”. Questo era l'sms inviato dal primo ministro spagnolo Mariano Rajoy al suo ministro delle Finanze Luis de Guindos all'apice della crisi iberica. A metà 2014 si può anche dire che la Spagna non è nemmeno l'Italia. Seppure con molte incognite, la ripresa spagnola ha uno slancio che sembra essere sconosciuto in Italia. Merito di scelte impopolari nel breve termine, ma produttive nel lungo.

I motivi dietro alla performance positiva della Spagna sono principalmente due.

- La crisi intorno alla penisola iberica fra il 2011 e il 2012 verteva sulle problematiche del sistema bancario, appesantito da asset immobiliari deteriorati. Colpa dello scoppio della bolla del mercato immobiliare, cresciuto oltremisura nella prima fase dello scorso decennio. A nulla erano serviti i moniti del Banco de España fra il 2006 e il 2008, che aveva registrato un incremento senza precedenti dell'esposizione delle banche spagnole sul mercato degli immobili, proprio mentre si verificava il crollo dei prezzi delle abitazioni. Allo stesso modo, nulla è servita l'attivazione di un fondo di ristrutturazione bancaria, il FROB (Fondo de Restrutturación Ordenada Bancaria), lanciato da José Luis Rodríguez Zapatero, con una dotazione di 90 miliardi di euro. Serviva qualcosa di più, e questa è arrivata. Nel 2012 la Spagna ha chiesto il sostegno alla troika (Fondo Monetario Internazionale, Commissione UE, Banca Centrale Europea) per il proprio sistema bancario. Sono arrivati 40 miliardi di euro e un severo programma di controllo e vigilanza sui bilanci degli istituti di credito iberici. La conseguenza, dopo un breve periodo di stress sui mercati, è stata il ritorno della fiducia degli investitori internazionali. Come ha scritto in una nota dello scorso dicembre la banca tedesca Deutsche Bank, “l'operazione trasparenza in questo caso è stata vincente”. Non solo. È anche servita a ripulire i bilanci dagli asset tossici, al contrario di ciò che è invece successo in Italia, dove i crediti dubbi e le sofferenze continuano a impensierire banche domestiche e operatori stranieri.

- La seconda ragione del miglioramento della Spagna è la stabilità politica. Dopo il cambio alla Moncloa fra Zapatero e Mariano Rajoy, il governo spagnolo ha adottato buona parte delle iniziative richieste dalla Commissione UE per uscire dalla fase più critica della crisi e ritrovare la stabilità sui mercati. La più rilevante? Quella previdenziale, che ha innalzato a 65 anni (67 dal 2027) il limite dell'età pensionabile e che ora registra un regime contributivo basato sugli ultimi 16 anni lavorativi. Nelle stime della Moncloa, una volta terminato il percorso di adeguamento, la riforma delle pensione dovrebbe far risparmiare almeno 10 miliardi l'anno.

Positiva, sebbene non sia perfetta, anche la riforma del mercato del lavoro, che ha fatto impennare gli investimenti esteri. Sono stati introdotti nuovi contratti di apprendistato, più flessibili, ed è stato creato un fondo per l'incentivazione all'assunzione dei giovani e dei disoccupati con età superiore a 45 anni. Ancora, si è permesso che i lavoratori part-time lavorino ore di straordinario entro i limiti legali, un diritto prima riservato solo a chi poteva contare su un contratto a tempo indeterminato. I risparmi hanno riguardato anche altro. Il giro di vite sui dipendenti del settore pubblico  è stato significativo. “Congelamento delle tredicesime e taglio alle risorse non necessarie hanno dato in segnale importante di rinnovamento”, scriveva J.P. Morgan nel marzo 2013.

Nel complesso, la Moncloa ha messo in cantiere tagli per 65 miliardi di euro su base biennale. La risposta dei mercati finanziari è stata quella sperata. Una nuova fiducia, a fronte di operazioni impopolari ma doverose, è arrivata. Come ha sottolineato il FMI nel suo rapporto periodico sul Paese, “gli sforzi fatti vanno nella direzione giusta, nonostante diverse azioni, specie sul fronte fiscale, devono ancora essere portate a compimento”. In sostanza, si poteva fare di più, ma quanto fatto da Rajoy è bastato per far ritrovare il sorriso a Madrid.

Il risultato è che sul mercato obbligazionario la Spagna è tornata a livelli di sicurezza, complice l'aiuto della BCE. Inoltre, si sono riattivati anche alcuni canali del credito. Scorrendo i database dell'Eurotower emerge che alle imprese spagnole, per ottenere un finanziamento da 1 milione di euro con durata da uno a cinque anni, viene applicato un tasso d'interesse del 4,6% in media. Lo stesso prestito in Italia vede un tasso prossimo al 6%, come nell'estate 2012. Uno spread che è forse più rilevante di quello per antonomasia, fra i titoli di Stato.
Non mancano tuttavia i problemi ancora irrisolti. Se è palese che vi è una nuova vivacità economica, è altrettanto vero che il tasso di disoccupazione viaggia a ritmi insostenibili, oltre il 25%. Inoltre, stanno aumentando sia debito pubblico sia deficit, specie dopo che Madrid ha avuto il via libera allo sforamento del tetto del 3% del rapporto fra disavanzo e Pil previsto dal Fiscal Compact. Ancora, l'economia spagnola resta troppo dipendente da esportazioni e turismo, i veri driver della ripresa che si è affacciata sulla penisola iberica, e i consumi interni sono ancora stagnanti. Quello spagnolo sarà anche un quadro chiaroscurale, ma le luci sono assai più delle ombre.

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