Letta, speranze e illusioni sull’Europa

“L’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare un momento eccezionale”, ha esordito Enrico Letta nel suo discorso alla Camera dei Deputati. E ha annunciato una serie di impegni ambiziosi e costosi: Imu, esodati, precari, sostegno all’occupazione, edilizia scolastica, in sostanza …Leggi tutto

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“L’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare un momento eccezionale”, ha esordito Enrico Letta nel suo discorso alla Camera dei Deputati. E ha annunciato una serie di impegni ambiziosi e costosi: Imu, esodati, precari, sostegno all’occupazione, edilizia scolastica, in sostanza meno tasse e più spese. Senza scassare i conti pubblici. La quadratura del cerchio. A meno di non trovare spazio di manovra a Bruxelles, allentando la camicia di Nesso chiamata fiscal compact. In altre parole, cambiare il mantra dell’austerità universale, come ha scritto sul Financial Times; concretamente, guidare un largo fronte capace di mettere in minoranza la Germania. Letta non lo dice così papale papale, tanto meno lo farà durante la sua prima visita a ufficiale a Berlino (Angela Merkel s’è congratulata con lui e non ha perso tempo ad invitarlo). Ma di questo si tratta se non vogliamo credere di trovare i quattrini togliendo lo stipendio ai ministri.

Vasto programma. Che ha bisogno di alleati solidi e fidati. I primi ai quali guardare sono i francesi, ma purtroppo su Parigi non si può fare molto affidamento. E’ vero, i socialisti hanno pubblicato un documento durissimo contro una Merkel che, in coppia con il primo ministro britannico David Cameron, vuole riesumare la dottrina Thatcher. Questa linea, però, è stata subito sconfessata dal governo: il primo ministro Jean-Marc Ayrault ed esponenti di punta come Manuel Valls hanno preso le distanze ribadendo la fedeltà all’asse Parigi-Berlino, cuore dell’Unione europea e dell’euro. Al massimo, una “amichevole tensione”, come l’aveva chiamata il presidente François Hollande.

Dall’altro lato del Reno, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaüble ha già bacchettato Letta ammonendo gli italiani a prendersela con se stessi per i loro guai e non con la Germania dove, d’altra parte, stanno crescendo i consensi per Alternative il movimento euroscettico che vuole un ritorno al marco ed è composto non da sfigati e precari, ma da autorevoli accademici e membri dell’establishment tra i quali l’ex presidente degli industriali.

Sarà dura, sarà una battaglia senza esclusione di colpi. Di qui alle elezioni tedesche di settembre non si batte un chiodo. Dopo, forse, potrà andare persino peggio. Perché si sta facendo strada in Germania l’idea che così non si può andare avanti così ed è meglio pensare a un sistema monetario basato su un nucleo forte e una corona di paesi periferici.

Se Italia e Spagna vogliono stare in serie A debbono continuare a tirare la cinghia. Se non ce la fanno e scendono in serie B, dovranno tribolare ancora di più. Perché è vero che potrebbero avere il vantaggio momentaneo di una svalutazione monetaria, ma poi dovranno contenere l’inflazione, arginare un crollo del valore dei risparmi finanziari e reali tra il 40 e il 50 per cento, contenere la fuga di capitali, imporre un limite ai movimenti valutari (vedi Cipro) e far fronte all’uscita dal mercato dei loro titoli di stato (come, con una mega patrimoniale e il vincolo di portafoglio per le banche, le imprese e le famiglie?).

Insomma, non ci sono facili vie d’uscita. La strada principale resta quella di creare le condizioni politiche in Europa per un cambio di paradigma nella politica fiscale. L’austerità ha perso il suo appeal teorico (una revisione cominciata dal Fondo monetario internazionale) e la sua efficacia pratica visto che dopo la recessione in tutta Europa il prossimo passo è la deflazione. Il nuovo governo dovrà muoversi su tutti i fronti, traendo insegnamento dai limiti e dagli errori del governo Monti. Bisognerà muovere Emma Bonino alla Farnesina così come Fabrizio Saccomanni all’economia. E dovrà impegnarsi in prima persona Letta stesso. Il suo primo incontro ufficiale con la Kanzlerin sarà all’insegna del bon ton, ma potranno arrivare segnali importanti. Molti spingono a puntare i piedi e far subito la voce dell’arme, come già avevano chiesto a Monti. Soli e in posizione di debolezza non andremmo da nessuna parte.

Dunque, occorre studiare una strategia precisa e lavorare alle alleanze possibili. Proclami anti tedeschi velleitari come quelli del Psf sono controproducenti. Ma a Berlino c’è chi, come i Verdi, si sta muovendo su posizioni europeiste intelligenti. E la stessa Spagna dovrebbe trarre insegnamento dalla sua eterna sudditanza alla Germania che al massimo le ha concesso le briciole, come nel recente salvataggio delle banche. C’è bisogno di una linea chiara, di abilità manovriera, di tempo (le elezioni si allontanano, Letta si è dato almeno 18 mesi, ma si sente sempre odore di polvere da sparo) e di successi domestici. Perché per farsi ascoltare all’estero, bisogna essere buon profeta in patria.

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