Economia

La Cina svela i suoi nuovi obiettivi economici

Crescita al 7 per cento, disoccupazione sotto il 4,5, inflazione al 3, aumento dei salati e investimenti per l'innovazione

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– Credits: Destination Anywhere / Alamy

La Cina è in difficoltà? Sicuramente sì, anche se prima di parlare di crisi, frenate improvvise o forti rallentamenti sarebbe forse il caso di contestualizzare meglio i dati economici diffusi nel corso dell'Assemblea Nazionale del Popolo che ha aperto i battenti ieri mattina. 

Nel discorso di apertura il Premier Li Keqiang ha esordito spiegando che il paese nei prossimi 12 mesi verrà messo alla prova da "sfide straordinarie", che ha paragonato a "tigri lungo la strada" dello sviluppo. Del resto, con una crescita degli investimenti "fiacca" e limitatissimi segnali di ripresa sui mercati internazionali, anche per la Repubblica popolare mantenere un tasso di sviluppo stabile e sostenuto è diventato difficile. Da qui la necessità di porti obiettivi realistici, come quello di una crescita al 7 per cento e un livello di disoccupazione e inflazione che non superino, rispettivamente, il 4,5 e il 3 per cento.

Per riuscirci, Pechino ha deciso di puntare su imprenditoria diffusa, innovazione tecnologica, aumento dei salari, aumento dell'occupazione, politica fiscale dinamica, investimenti, costruzione di alloggi popolari e convertibilità della valuta nazionale, solo per citare alcune delle manovre cui è stata data la priorità, e molte delle risorse necessarie per portare avanti tutti questi progetti sono già state stanziate.

A questo punto, siamo ancora sicuri che stiamo parlando di un paese in crisi o prossimo alla crisi? Il punto è che molte delle manovre economiche elencate in occasione dell'apertura dell'Assemblea Nazionale del Popolo Pechino le annuncia da anni. Qualcosa è stato fatto e qualcosa no, ma a livello di singole iniziative non sembra essere cambiato molto. In più, se la Cina crescesse davvero "solo" al 7 per cento registrerebbe la peggiore performance economica degli ultimi 22 anni. Quindi? Bastano queste considerazioni a concludere che il paese va male? 

Il Partito ha presentato la crescita a una sola cifra come diretta conseguenza del fatto che la Cina non possa più essere considerata povera ed eternamente emergente, potendo contare oggi su un'economia più solida e bilanciata. Il problema è che non tutti ci credono. Ecco perché la vera novità di quest'ultima Assemblea non è tanto quella di avere annunciato che esistono dei problemi da risolvere, quando quello di aver identificato un nuovo obiettivo da raggiungere in un arco temporale di dieci anni. Stiamo parlando di "Made in China 2025", una trovata retorica che potrebbe aiutare la leadership a convincere il paese di quanto sia necessario oggi stringere i denti per riuscire, nel 2025 appunto, a calare definitivamente il sipario sull'idea di "Cina Fabbrica del Mondo che cresce a ritmi forsennati" e applaudire calorosamente l'inizio del secondo atto della grande rinascita cinese, quello che vedrà la Repubblica popolare affermarsi come hub finanziario e manifatturiero iper tecnologico.

Difficile valutare con i dati di cui disponiamo oggi se questo sogno sia realistico o meno, ma quel che è certo è che si tratta di un altro sogno, e ciò che il Partito spera è che la popolazione si dimostri aperta, disponibile e pronta a sopportare qualsiasi sacrificio pur di farlo diventare realtà. Proprio come è successo alla fine degli anni '70.  

Per approfondire: Chinese economy faces tough year ahead, Li Keqiang tells assembly; China breaks the economic bad news gently; Anp: sfide straordinarie per l'economia.

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