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Trattativa Fiat: perché Marchionne non concede gli aumenti

Sono ripresi gli incontri per il rinnovo contrattuale, ma l'azienda frena sugli incrementi salariali a causa delle perdite degli ultimi tre anni. Fiom verso il no: probabile un'intesa separata

Sergio Marchionne. (Credits: Bill Pugliano-Getty Images News)

Sono riprese oggi alle 11 le trattative a Torino tra sindacati e Fiat per il rinnovo del contratto di lavoro. Un percorso difficile per i sindacati per due motivi: le ristrettezze economiche della società e il rapporto con la Fiom Cgil.

La Fiat, l’anno scorso, ha chiesto e ottenuto dai sindacati di poter rinnovare la parte economica del contratto solo per un anno a causa dei cattivi risultati di bilancio e perché l’azienda era concentrata in altre trattative, quelle con il sindacato americano dei metalmeccanici Uaw per l’acquisto della quota restante della Chrysler, finalizzato a gennaio 2014. Per questo motivo la parte economica è stata rinnovata solo per un anno con un aumento sui minimi di 40 euro più 120 euro come premio di produzione legato alle presenza in azienda, più di quanto hanno ottenuto gli stessi sindacati nella trattativa con Federmeccanica. Bisogna infatti ricordare che la Fiat non fa parte di Confindustria (e, quindi, non è iscritta a Federmeccanica) e per questo i sindacati siedono su due tavoli distinti quando c’è da rinnovare il contratto dei lavoratori metalmeccanici: quello con Fiat per i soli dipendenti del gruppo torinese, e poi con Federmeccanica, per i dipendenti delle altre aziende iscritte a Confindustria.

Tornando alla trattativa di oggi: sugli aumenti, la Fiat non è disposta a concedere nulla per quest’anno e, a quanto circola in ambienti sindacali, lo stop sarebbe venuto direttamente dall’amministratore delegato Sergio Marchionne in persona. Il motivo dello stop alle richieste economiche è molto semplice: la Fiat (esclusa Chrysler) ha accumulato in 3 anni perdite per 2,1 miliardi delle quali 911 milioni solo nel 2013, a fronte di una Chrysler che, da sola, ha guadagnato lo scorso anno 1,8 miliardi di euro. Di fronte a questi dati relativi alle fabbriche italiane è impossibile, secondo Marchionne, concedere gli aumenti chiesti dai sindacati per il 2014 anche se peserebbero appena per 48 milioni di euro sui conti. D’altra parte, ha fatto notare il capo delle relazioni sindacali del gruppo, Paolo Rebaudengo, tutte le grandi case costruttrici europee hanno bloccato i nuovi aumenti salariali. Tuttavia, nonostante le perdite, proprio l’anno scorso, ai quadri intermedi della Fiat è stato concesso un premio che varia dai 500 ai 2000 euro. Riguardo la parte normativa, invece, il lavoro è stato fatto al 60% e i colloqui sembrano avviati verso una conclusione positiva, anche se Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno avvertito che se la trattativa sulla parte economica dovesse fallire, sono possibili azioni di protesta come il blocco degli straordinari.

Poi c’è il problema della Fiom. Da quando sono riprese le trattative gli incontri sindacati-azienda sono stati circa 15 ma i rappresentanti della Fiom hanno presenziato a non più di 3 senza presentare una propria piattaforma di rivendicazione salariale. Solo nelle ultime settimane la Fiom ha formulato la propria richiesta: 50 euro, simile all’incremento ottenuto dagli altri sindacati nel 2013 e ritenuto proprio dal leader Maurizio Landini troppo esiguo.

In ogni caso pare non ci sia alcuna intenzione da parte della Fiom-Cgil di firmare alcun contratto, nemmeno se soddisfacesse (cosa assai improbabile) le richieste economiche avanzate da lei stessa. Il motivo è semplice: la Fiat chiede che ogni sindacato firmi sia l’accordo sulla parte economica sia quello sulla parte normativa. Quest’ultima contiene (come conteneva anche precedentemente) il diritto di “esigibilità” delle norme da parte dell’azienda come, ad esempio, l’obbligatorietùà degli straordinari in particolari periodi dell’anno e il divieto di proclamare scioperi durante questi straordinari e il dovere di avviare una mediazione con l’azienda prima di proclamare qualsiasi sciopero. La Fiom su queste modifiche del contratto ha condotto una battaglia furiosa a cavallo tra il 2009 e il 2010 che si è conclusa con l’espulsione del sindacato dalle fabbriche Fiat per poi essere riammessa in seguito ad una sentenza della Corte Costituzionale. È proprio per i contenuti della parte normativa del contratto che si sta discutendo che la Fiom difficilmente accetterà di siglare l’intesa ed è per questo che quello con la Fiat sarà un altro contratto separato. L’effetto paradossale è che proprio in base alla sentenza della Consulta, il sindacato di Landini sarà libero di proclamare scioperi quando vuole senza subìre le penalizzazioni che il contratto prevede a carico delle organizzazioni firmatarie. In altre parole: se la Fiom non firma, può scioperare senza subìre le conseguenze.

Questa politica, però, non sembra pagare in termini di iscritti. Alle ultime elezioni il sindacato di Landini è sceso al quinto posto per numero di aderenti tra i dipendenti Fiat-Cnh. Oggi al primo posto c’è la Fim-Cisl con il 23,1%, al secondo posto la Uilm-Uil con il 22,2%, al terzo posto la Fismic con il 17,8% e al quarto l’Aqcf (il sindacato dei quadri) con il 17,8% e, al quinto e penultimo posto, la Fiom con il 15,3. Ultima la Uglm-Ugl con 3,9%.

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