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Richard Ginori, storia di un fallimento del made in Italy

Chiude lo stabilimento di Sesto Fiorentino dove si producevano porcellane di lusso da oltre 250 anni: l'azienda affossata in quarant'anni da immobiliaristi, imprenditori e banchieri spregiudicati

Porcellane Richard Ginori

Richard Ginori, grande griffe della porcellana artistica, uno dei nomi storici dell’industria italiana, ma anche europea, ha chiuso i battenti dopo oltre 250 anni di attività.

Il Tribunale di Firenze ne ha dichiarato il fallimento, dopo la liquidazione iniziata la scorsa primavera della storica azienda di Sesto Fiorentino, nella stessa località dove il marchese Carlo Ginori nel 1735 fondò la Manifattura di Doccia, primo mattone di quella che diventerà uno dei marchi più noti al mondo per le porcellane di lusso.

Non ha convinto i giudici il piano presentato dai liquidatori, che prevedeva la cessione delle attività alla cordata composta dalle aziende Lenox e Apulum e il saldo di parte dei debiti, cedendo allo Stato le opere del Museo della Porcellana.

Ma la crisi ha radici ben più profonde che risalgono a quarant’anni fa, quando iniziarono i primi strani incroci con la "cattiva" finanza italiana. Un abbraccio che, visto a ritroso, le fu fatale.

A partire da quel primo incontro nel 1970, quando divenne una controllata della Finanziaria Sviluppo di Michele Sindona, banchiere massone colluso con la mafia, morto in carcere per avvelenamento dove stava scontando una condanna all’ergastolo.

Tre anni dopo passò alla Liquigas di Raffaele Ursini , padrone della chimica e del gruppo SAI, fuggito poi negli anni’80 in Sud America dopo una condanna per falso in bilancio.

Fu però sotto il suo regno che si fuse con la Pozzi per dare vita a un’unica grande struttura: la Pozzi Ginori.

Nel 1977 di nuovo un altro passaggio alla SAI, l’ex compagnia di Gianni Agnelli destinata a diventare la punta di diamante della galassia di Salvatore Ligresti .

Dopo 16 anni, nel 1993, un nuovo spacchettamento: la Pozzi-Ginori finì alla Sanitec Corporation, mentre la manifattura Richard Ginori cinque anni dopo venne rilevata da Pagnossin, per iniziare un lungo travaglio.

Il passo falso nel 2006, quando entrò nella proprietà il gruppo emiliano di Bormioli Rocco & Figli con l’idea di portare un marchio di lusso nei supermercati, tanto che molto del materiale commercializzato dall'ingresso non fu più prodotto nella storica fabbrica sestese, ma da industrie non italiane per ridurre i costi.

Idea che si rivelò sbagliata: il gruppo Bormioli Rocco & Figli durò soltanto un anno: a dicembre del 2006 lasciarono, mentre al vertice della società, travolta da una situazione debitoria preoccupante, arrivò l'immobiliarista Luca Sarreri presidente anche della controllante Pagnossin.

Dopo un lungo braccio di ferro, nell'ottobre del 2007 il marchio passò alla Starfin di Roberto Villa e nel marzo 2009, dopo 3 anni ( il titolo era stato sospeso nel 2006), è tornata a Piazza Affari.

Ma tre anni dopo, nel maggio 2012, vista la pesante situazione finanziaria, con debiti oltre i 40 milioni di euro, la fabbrica di Sesto Fiorentino viene posta in liquidazione volontaria e viene nominato un collegio di liquidatori con il compito, attraverso la vendita dell'azienda e la richiesta di un concordato preventivo, di evitare il fallimento.

Il primo agosto l'attività è sospesa, i forni sono rimasti accesi per consentire una rapida ripresa, e i 330 lavoratori posti in cassa integrazione straordinaria.

Un triste finale per un’azienda e uno stabilimento che per oltre due secoli ha ospitato la produzione di porcellane tra le più prestigiose in Europa, grazie alla fusione nel 1896 col gruppo industriale del milanese Augusto Richard, da cui la denominazione attuale, e alla sapiente guida di un direttore artistico quale Gio Ponti negli anni Venti, per poi fondersi di nuovo nel 1965 con la Società Ceramica Italiana di Laveno.

Richard Ginori ha visto l'Unità d'Italia e ha resistito a due guerre mondiali. Ma i giochi di immobiliaristi e banchieri spregiudicati della Prima e Seconda Repubblica l’hanno portata alla tomba.

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