Aziende

Mps, crollo in borsa e piccoli azionisti sul piede di guerra

Le contestazioni dei risparmiatori contro l'aumento di capitale, che li costringe a sborsare molti soldi o a raccogliere un mucchio di perdite

La sede del Monte dei Paschi a Siena – Credits: Epa Photo/Ansa

Un calo di ben il 17%. E' la performance registrata oggi a Piazza Affari dal titolo del Monte dei Paschi di Siena (Mps), che sta vivendo giorni di passione sul listino. Lunedì, infatti, è partita la ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro dell'istituto toscano, che si è già trasformata in una beffa per molti piccoli azionisti (si veda l'articolo pubblicato ieri su Panorama.it ).

La pensa così Norberto Sestigiani, vice-presidente dell'Associazione Buon Governo Mps che riunisce diversi ex-dipendenti e piccoli soci della banca. Sestigiani considera infatti l'aumento di capitale un'operazione necessaria per la sopravvivenza di Mps ma oggi contesta vivacemente le modalità con cui è stato architettato “perché”, dice, “si è trasformato in una fregatura per gli azionisti di minoranza” .

MPS E L'AUMENTO DI CAPITALE

In particolare, l'associazione Buon Governo Mps mette nel mirino il rapporto di cambio stabilito tra le vecchie azioni del Monte dei Paschi e quelle di nuova emissione, collocate dopo l'aumento di capitale. Ogni 5 vecchie azioni possedute, i soci della banca potranno infatti acquistarne ben 214 nuove, al prezzo unitario di 1 euro. Esempio: si prenda il caso di un investitore che la scorsa settimana aveva nel portafoglio appena 200 titoli Mps (i quali, ai prezzi di mercato, valevano complessivamente meno di 5mila euro). Se oggi questo investitore vuole aderire interamente all'aumento di capitale, con le sue 200 azioni potrà comprare nel complesso ben 8.560 titoli di nuova emissione (cioè 214 ogni 5 detenuti), sborsando 8.560 euro (al prezzo unitario di 1 euro).

Si tratta di una cifra molto impegnativa, che non tutti sono ovviamente disposti a pagare. Qual è dunque l'alternativa? L'unica scelta possibile per lo stesso investitore è di non aderire all'aumento di capitale e vendere i titoli che ha già nel portafoglio. Purtroppo, però, le vecchie azioni di Mps (che venerdì scorso avevano un prezzo di circa 24,6 euro) oggi non ci sono più e, da questa settimana, sono state spezzate in due: una parte del loro valore è stata assegnata a nuovi titoli della banca post-aumento di capitale mentre un'altra parte del valore è stata assegnata invece a dei diritti di opzione (che permetteranno appunto di acquistare al prezzo di 1 euro altre azioni Mps, con quel rapporto di 214 a 5, sopra ricordato).

I vecchi soci, insomma, oggi si ritrovano nel portafoglio due strumenti finanziari diversi: i titoli post-aumento di capitale e i diritti di opzione, che sono entrambi negoziabili in borsa. Chi vuole venderli e chiudere la propria posizione su Mps, però, colleziona per adesso forti perdite. Dopo varie oscillazioni sull'altalena e sospensioni al rialzo o al ribasso, il valore complessivo di azioni e diritti supera infatti di poco i 19 euro (1,83 euro per le azioni e 17,5 euro per i diritti) contro gli oltre 24 euro toccati invece la settimana scorsa dai vecchi titoli Mps, prima della ricapitalizzazione. La perdita complessiva per chi vende (rispetto alla scorsa settimana) è in questo momento superiore al 20%.

E' proprio per questa ragione che Sestigiani e l'associazione Buon Governo Mps considerano l'aumento di capitale della banca toscana come un'operazione che va a totale danno dei piccoli soci di minoranza, tra i quali figurano anche parecchi ex-dipendenti dell'istituto. Molti di loro, come ricorda Sestigiani, dal 2008 in poi hanno investito nelle azioni Mps pure gli anticipi del Tfr, cioè una parte della futura liquidazione, ovviamente su suggerimento degli ex-vertici dell'istituto, ai tempi della gestione di Giuseppe Mussari. Pessimo affare aver accettato il consiglio.

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