Aziende

Hasbro, Playmobil, Mattel: i giocattoli 'buoni' con i lavoratori

Gli esperti di Altroconsumo hanno visitato alcuni tra i più grandi produttori del settore per verificare chi rispetta di più i lavoratori

Credits: Elaborazione di Stefano Carrara - Philippe Stroppa

Dentro un pacco sotto l’albero di Natale si possono trovare molte cose, non sempre festose e sorridenti: manodopera sottopagata, sfruttamento, noncuranza delle norme di sicurezza; si possono trovare aziende senza scrupoli che rubano il sorriso ai bambini del sud del mondo per regalarne a quelli del nord. La fiorente industria dei giocattoli non è immune dalla tentazione di calpestare qualunque norma per abbassare i costi di produzione. Di chi ci si può fidare, allora?

Il mensile Altroconsumo ha appena pubblicato un’inchiesta per capire cosa si nasconde dietro le multinazionali che producono giocattoli. Nell’affresco a tinte fosche fatto di diritti violati, prodotti pericolosi e inadeguati all’età dei destinatari, il colosso americano Hasbro esce come l’attore virtuoso, almeno in termini relativi. Dopo avere fatto una radiografia approfondita del modus operandi dell’azienda con sede nel Rhode Island, e avere visitato alcuni stabilimenti in Cina, il giornale dell’associazione ha dato all’azienda un voto di 71 su cento, per via di una «buona politica sociale», per la trasparenza sui fornitori, la qualità delle condizioni di lavoro e la «migliore politica ambientale» fra le società esaminate.

Nel 2007 l’azienda guidata da Brian Goldner era finita al centro di uno scandalo per via di un migliaio di studenti minorenni sfruttati in uno stabilimento cinese. Un’altra indagine aveva portato alla luce una serie di abusi sui lavoratori protratti in modo sistematico. A quel punto i dirigenti si sono impegnati ad «agire in modo deciso e rapido per fare i cambiamenti necessari». A quanto pare hanno mantenuto la parola.

Dopo la Hasbro, la tedesca Playmobil si aggiudica il secondo posto, seguita a distanza da Mattel, Lego e Disney.

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