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Gas, perché l'intesa Cina - Russia è di portata storica

Maxi accordo da 400 miliardi tra Gazprom e China National Petroleum: l'obiettivo è trovare un mercato alternativo alla Ue dove i russi potrebbero entrare in concorrenza con gli americani pronti a esportare il loro shale - gas

– Credits: Gazprom.com

La Russia porterà il gas in Cina. E lo farà tramite il colosso energetico russo Gazprom che ha siglato un accordo di fornitura trentennale con China National Petroleum Corporation per un valore stimato di oltre 400 miliardi di dollari (nessun prezzo ufficiale è stato però comunicato) grazie al quale il Dragone potrà di ricevere ogni anno 38 miliardi di metri cubi di metano a sostegno della sua fiorente economia, a partire dal 2018.

La notizia è di portata storica, per ovvie ragioni economiche e geopolitiche: dopo la crisi in Ucraina, il paese "piatto" dove transitano i tubi che dalla Russia portano il gas verso i paesi dell'Unione europea (tra cui l'Italia), che si approvvigionano anche dal Nord Africa e dalla Norvegia, Mosca sta cercando un mercato alternativo a seguito di possibili sanzioni da parte di Bruxelles.

Non solo. Dietro la guerra energetica innescata dalla crisi ucraina, si cela anche un braccio di ferro, più economico che politico per la verità, tra Russia e Stati Uniti d'America (pro - Kiev).

Gli americani, infatti, sarebbero pronti a vendere in Europa il gas estratto dalle rocce (il cosiddetto shale - gas): lo ha ricordato il presidente Obama, lo scorso 26 marzo, alla conferenza stampa congiunta con il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

E che gli USA pensino proprio all'Europa come principale mercato di sbocco dove piazzare la sovrapproduzione di gas, ne è convinto soprattutto l'entourage del presidente Putin, tanto da far dire al ministro dell'Energia di Mosca, Aleksandr Novak, che il picco di produzione dello shale gas americano é già alle spalle e che, comunque, il metano americano costerà agli europei fino al doppio di quello fornito finora dalla Russia.

Quasi un avvertimento ai "clienti" europei, il suo: continuante a fare affari con noi, che costiamo meno.

Portare il gas in Cina, tuttavia, non sarà facile. I russi, anzitutto, dovranno vedersela con altri concorrenti, come il Turkmenistan, l’ex paese sovietico diventato uno dei principali fornitori di gas della Cina, che lo scorso anno, tra l'altro, ha cominicato a importare metano anche da Myanmar.

Poi c’è il nodo delle infrastrutture. Ad oggi c’è solo un gasdotto, iniziato nel 2007, che potrebbe essere utilizzato per portare il metano in Cina.

Si chiama "The Power of Siberia" (Il Potere della Siberia): nome evocativo, parte dai giacimenti di Irkutsk (sul lago Bajkal) e della Yakutia e, attraversando lande desolate, boschi e fiumi immensi per 4.000 chilometri della vasta regione asiatica russa, arriva a Vladivostok, a due passi dal confine cinese. Ma è costato oltre 40 miliardi di dollari. E non è stato ancora ultimato.

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